Femmine contro Maschi: recensione

E’ davvero forte la tentazione di fare un copia e incolla della recensione di “Maschi contro Femmine“, virando gli aggettivi secondo la declinazione di genere, che poi non è altro che il lavoro fatto in fase di scrittura da Fausto Brizzi e i vari colleghi sceneggiatori. Se nel precedente film erano gli uomini a mettere in mostra tutti i proprio difetti, in “Femmine contro Maschi” sono le rappresentanti di quello che una volta era definito il gentil sesso a mostrarsi in tutte le loro debolezze.

Si tratta di una sorta di riflessione bipartita tra i due fronti che partecipano da sempre all’incruenta guerra dei sessi. Così ancora una volta si intrecciano le storie di rapporti di coppie complicate dall’incompatibilità di chi parla la stessa lingua ma non riesce a capirsi. Così l’androloga Anna (Luciana Littizzetto) cerca di riprogrammare il marito Piero (Emilio Solfrizzi), benzinaio tifoso della Juve e vittima di una strana forma di amnesia, secondo quello che è la sua idea di marito perfetto. Poi c’è il bidello Rocco, che soffre della sindrome di Peter Pan, e l’inseparabile amico Michele (Ficarra e Picone) che suonano in una cover band dei Beatles nonostante il parere contrario delle rispettive, che li vorrebbero più maturi. Infine il chirurgo plastico Marcello (Claudio Bisio) e l’ex moglie Paola (Nancy Brilli) sono costretti a tornare insieme dalle condizioni precarie della salute della mamma di lui (Wilma De Angelis).

Femmine contro Maschi” rappresenta un film speculare che vede coinvolti molti nomi di richiamo della commedia italiana e della comicità da cabaret. Sebbene le storie raccontate si dimostrino più solide delle analoghe di “Maschi contro Femmine” (un colabrodo, almeno dal punto di vista dei buchi di sceneggiatura), il nuovo film di Fauso Brizzi ha tutte le carte in regola per bissare il successo al botteghino del film precedente, ma questo non significa che artisticamente sia una nota positiva. Il film basa quasi esclusivamente il suo appeal sulla sterminata quantità di personaggi che può elencare all’interno del cast. Si potrebbe definire un’economia di scala, poiché i due film sono stati realizzati praticamente in contemporanea è stato così possibile che gli attori del primo apparissero anche nel secondo e viceversa. Quello che emerge dai due film è una considerazione che si allargare al cinema italiano, nonostante i successi di pubblico che sono stati riscontrati negli ultimi mesi, quasi un paradosso. Esiste infatti una difficoltà di distinguere il genere della commedia da quella del comico, canoni differenti che però tendono ad essere confusi per non mettere in luce i reciproci difetti.

Alice Sommacal