IGF-II per una memoria infallibile

Come sarebbe vivere senza ricordi? La memoria è una parte importante all’interno del nostro cervello e soprattutto nella vita di tutti i giorni. Riconoscere una persona cara, ricordarci di bei momenti passati con amici e parenti o semplicemente ricordarsi le bollette da pagare o i compiti da portare a termine sono azioni importantissime e che fanno parte della nostra quotidianità. Anche se le facciamo quasi in maniera automatica, senza prestarvi troppa attenzione, quando iniziano a mancare ci accorgiamo della loro importanza. Ritenendo quindi la memoria come un bene prezioso dobbiamo cercare di preservarla il più possibile e cercare di curarla se viene attaccata da ‘brutte malattie’.

Su questo avviso ci vengono in aiuto i medici e i ricercatori Mount Sinai School of Medicine di New York capitanati da Cristina Alberini, una ricercatrice italiana approdata in America dall’Università di Pavia e da Robert Blitzer. Il team di ricerca è giunto, per ora solo su cavie animali, ad una conclusione molto importante ed è proprio il caso di dire che la scienza e la medicina compiono passi da gigante. Le fatiche di quanti si sono messi all’opera per studiare la memoria in tutte le sue funzioni sono, infatti, state premiate grazie alla scoperta di una determinata proteina capace di aumentare la memoria a lungo termine.

Di che proteina si tratta? Gli studiosi hanno preso in esame soprattutto il ruolo della proteina chiamata IGF-II o IGF2 che è presente nell’ippocampo e nella corteccia, ovvero nelle aree del cervello che più comunemente sono ritenute come importanti per la formazione della memoria e dei ricordi. Essa ha la facoltà di intervenire nei processi di formazione della memoria e ne può impedire la perdita  soprattutto di quella a lungo termine. Come si è giunti a tale scoperta? I ricercatori hanno iniettato la IGF-II nei ratti e grazie a queste cavie hanno potuto vedere come essa contribuisca ad aumentare in maniera consistente la memoria a lungo termine. Nelle cavie da laboratori l’IGF-II, dopo essere stato iniettato nel circolo sanguigno, ha infatti permesso ai topi di ricordare situazioni di pericolo vissute in precedenza e di evitarle una volte che esse si riproponevano. I ricercatori però non si sono fermati qui e nel compiere le loro ricerche hanno anche scoperto che proprio durante le fasi dell’apprendimento, il momento in cui le cavie dovevano apprendere il pericolo, tendevano ad aumentare i livelli di IGF-II. 

Lo studio si intitolato proprio ‘A critical role for IGF-II in memory consolidation and enhancement’ è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista ‘Nature’.

Alessandra Solmi