Berlusconi: rilancerò l’economia, facendo crescere il pil del 3%

Fare crescere l’economia, dandole  una scossa, forse «una delle più forti della storia italiana» così da poter «arrivare a un incremento del Pil, la nostra ricchezza, del 3 magari anche del 4 per cento nel giro di cinque anni».

Silvio Berlusconi ritorna a parlare di politica, facendo una nuova promessa agli italiani. Il presidente del Consiglio, travolto nelle ultime settimane dagli scandali sessuali che hanno dato il la all’inchiesta, condotta dalla Procura di Milano, per prostituzione minorile e concussione, ha provato a scrollarsi di dosso le critiche piovutegli addosso da più fronti, concedendo un’intervista esclusiva al Tg1 diretto dal sempre fidato Augusto Minzolini.

Berlusconi, che si è dichiarato «sereno nonostante gli attacchi inauditi che mi vengono rivolti», ha assicurato di avere la risposta giusta per contrastare la crisi economica e ha dichiarato di volerla presentare già a partire dal prossimo Consiglio dei ministri: «Proporremo innanzitutto la modifica, che è fondamentale, dell’articolo 41 della Costituzione. Vale a dire che sarà lecito intraprendere e fare tutto quello che non è espressamente vietato dalla legge senza essere costretti a chiedere prima un’infinità di autorizzazioni come succede ora».

La riforma, secondo il premier, punterà ad abbattere quella sorta «di muro, fatto di vincoli, che ha portato l’Italia in un medioevo burocratico intorno alle imprese». L’obiettivo che Berlusconi si è posto è quello di «liberare l’Italia dalla mentalità statalista che ostacola gli investimenti e distrugge ricchezza e lavoro».

Durante il corso dell’intervista, il capo del governo ha trovato il modo di citare ancora una volta il fantasma comunista, attribuendo a esso la colpa di aver creato un debito pubblico di dimensioni abnormi. A tal proposito, queste sono state le parole di Berlusconi: «Il nostro problema principale è il debito pubblico enorme ereditato dai governi del passato. Questo debito è stato moltiplicato otto volte, dal 1980 al 1992, dalle vecchie forze politiche, con i comunisti in primo piano».

Simone Olivelli