A Fitch piace l’Italia

In attesa della promessa “sferzata di energia” per il Paese in un momento di profonda crisi, arriva da Fitch una insperata iniezione di fiducia. Douglas Renwick, responsabile del team che si occupa di rating sovrano dell’agenzia statunitense, ha affermato di attendersi nei prossimi anni un miglioramento del giudizio sul merito di credito italiano, qualora il Paese fosse in grado di ridurre il proprio rapporto debito/PIL verso il 100%.

Fra i punti di forza rilevati dagli analisti ci sono gli inferiori squilibri nelle partite correnti, il minor debito del settore privato e il sistema finanziario solido. Restano il nodo del debito e quello della crescita, ancora troppo bassa. Ieri invece Corrado Passera si è detto preoccupato a causa del mix di bassa produttività, alto costo del lavoro e bassi redditi. Renwick ha precisato che ci vorranno anni prima che questo rapporto, che per il 2011 non sarà molto lontano dal 120% con cui si è chiuso il 2010, scenda i gradini necessari. Anche perchè l’economia italiana cammina ad un ritmo inferiore rispetto alla media europea, e questo non è certamente d’aiuto.

Reinwick ha inoltre spiegato che l’Italia, rispetto ad altri Stati membri dell’Unione quali Spagna, Grecia, Irlanda e Portogallo, ha”minori problemi strutturali”. In particolare può vantare un basso livello di indebitamento tra i privati, un trend del deficit storicamente sotto controllo e un sistema bancario solido.

Fitch ha più volte affermato che, senza la mano salvifica dei governi, numerose banche in UE subirebbero un taglio del rating. Ribaltando il ragionamento, l’agenzia ha anche spiegato che il peso delle banche in crisi impatta i giudizi sui sovereign debt. Sommando le due cose, si conferma come l’Italia, almeno in questo campo, non può che uscirne a testa alta.

Stefano Bernardi