Washington: in Egitto la transizione deve iniziare subito

Mubarak accerchiato dal suo popolo che ne chiede le dimissioni. Costretto a dare concreti segni di cambiamento di fronte ad un Egitto non più disposto a sopportare i trent’anni di dittatura. Il primo passo del Presidente in bilico è stato quello di nominare un suo vice, scelta che ha accuratamente evitato durante i suoi anni al governo, per non fornire il minimo sospetto che un suo successore si potesse affacciarsi al potere dopo la fine del suo mandato.

La scelta è ricaduta su Omar Suleiman, capo dei servizi segreti egiziani, uomo che da anni è considerato l’eminenza grigia del governo. Una nomina che due giorni fa ha tolto il silenzio all’amministrazione americana, che si è espressa attraverso le parole del segretario di Stato Hillary Clinton: la scelta di Suleiman, ha detto, è “l’inizio nudo di ciò che deve accadere, ovvero un processo che conduca a passi concreti per realizzare le riforme democratiche ed economiche che stiamo chiedendo”. Il tutto a partire da “elezioni libere ed eque” che possano permettere una necessaria “transazione ordinata”. E ieri la Clinton, in una telefonata, ha espresso allo stesso Suleiman l’auspicio del governo americano: “La transizione deve iniziare subito.”

Lo stesso punto sul quale anni fa, come sottolineava Lunedì il Washington Post, insisteva il Presidente americano George W. Bush, il quale nel 2003 dichiarava: “Sessant’anni in cui i Paesi occidentali hanno giustificato e ammesso la mancanza di libertà in Medio Oriente non hanno fatto nulla per renderci più sicuri, perché nel lungo termine la stabilità non può essere comprata in cambio della libertà”.

E ieri sull’argomento è tornato a parlare il portavoce della Casa Bianca Robert Gibbs, il quale ha chiesto esplicitamente al governo del Cairo di cessare immediatamente “ogni atto di violenza: il messaggio che il presidente Obama ha mandato al presidente Mubarak è stato chiaro, e cioè che è venuto il momento per un cambiamento”. Il futuro dell’Egitto “è nelle mani del popolo egiziano.

Cristiano Marti