Circo Bossi: federalismo bocciato ma niente elezioni

Federalismo. “Bossi, se non passa si va al voto?”
Bossi: “Col pari si va al voto”.
La votazione termina 15 a 15. Cade il Governo?
Bossi: “Beh, 15 è dispari”.

La battuta, che oggi ha impazzato sul web e su Facebook, si deve all’ironia di “Spinoza.it”.
Non ci resta che ridere (o piangere), d’altronde, al termine di una giornata che ha fatto registrare uno dei momenti più bassi della storia politica della Repubblica.

Lo scenario, in seguito al voto della Commissione Bicamerale che, con un esito di parità, ha negato al Governo il parere positivo sul testo dei decreti attuativi per il federalismo fiscale, non lascia spazio a molte interpretazioni: i regolamenti istituzionali prevedono che, qualora la Commissione non dia il proprio parere positivo, il Governo non possa proseguire sulla strada dell’approvazione del testo in questione.
Naturalmente, già questa sera, Berlusconi ha deciso, con la convocazione straordinaria di un Consiglio dei Ministri, di approvare il testo appena bocciato in Commissione; la palla, adesso, passerà nelle mani del Presidente della Repubblica, chiamato a firmare il decreto varato dal CdM.

Qualora il Capo dello Stato decidesse di assecondare la forzatura del Governo, il federalismo fiscale rischierebbe comunque di avere vita assai breve; al momento della sua attuazione, infatti, qualsiasi ente locale della penisola (comune o regione) potrebbe decidere di non accettare le norme in esso contenute e impugnare il testo di fronte alla Corte Costituzionale, evidenziando le irregolarità procedurali frutto delle scelte odierne del Governo.

La macchina propagandistica di Lega e PdL, come già in passato, si è messa in moto per convincere i propri elettori, e in special modo gli agguerriti padani che si sentono traditi dalle promesse di Bossi e di Berlusconi, che il federalismo è al sicuro, e che niente e nessuno è in grado di fermare l’azione del Governo.
Come già in passato, ad esempio in occasione delle campagne sul legittimo impedimento e sul lodo Alfano, la propaganda della maggioranza finirà per infrangersi contro i verdetti della Corte Costituzionale, che non potrebbe valutare positivamente un testo nato con un colpo di mano del CdM a poche ore dalla bocciatura della Bicameralina.

Il senatur Umberto Bossi, intanto, dopo aver passato l’intero mese di gennaio a promettere il voto se il federalismo non fosse passato in Commissione, e possibilmente entro la fine di gennaio, si è accontentato di un colloquio di qualche ora con il premier per ritrattare tutto ed è escludere che a breve si possa arrivare a nuove elezioni.
La decadenza della classe dirigente di questo Paese, d’altronde, non si evince solo dai Bunga Bunga o dall’arroganza di certi industriali che ignorano “l’utilità sociale” del loro ruolo, ma anche dal comportamento di quanti tradiscono con indifferenza promesse e solenni impegni con il proprio elettorato, dopo aver fatto per anni dell’impavida lotta per il federalismo la propria bandiera.

Roma ladrona – si leggeva tempo fa sui muri di qualche cittadina del nord Italia – la Lega ti perdona“.

Mattia Nesti