Crisi, consumi degli italiani ancora al palo

Il 2010 si è chiuso con l’ennesima battuta d’arresto per i consumi.

Dalle stime di Confcommercio lo scorso anno si è chiuso con una contrazione dei consumi dello 0,4%, che va ad aggiungersi al -0,6% del 2009. Allo stesso tempo, però, il 2011 sembra essere iniziato con qualche segnale positivo dal mondo del lavoro, visto che a gennaio le ore di cassa integrazione autorizzate dall’Inps sono calate del 25,5% su base annua, e del 30,3% su base mensile.

Secondo l’ICC, l’indicatore dei consumi Confcommercio, nel solo mese di dicembre le spese per acquisti si sono ridotte dello 0,5% in termini tendenziali, a fronte del -0,9% di novembre, restando invariati rispetto al mese precedente.

“Il quadro economico congiunturale si presenta ancora caratterizzato da dinamiche produttive piuttosto contenute”, commenta Confcommercio, confermando un’evidente stagnazione economica.

Il settore più dinamico si conferma quello delle comunicazioni e Ict domestico (+2,7% nel 2010 e +2,4% a dicembre), seguito dai beni e servizi per la cura della persona (+0,9% nell’anno) e per la casa (ma qui hanno inciso soprattutto le domande di elettrodomestici e tv).

Crollo netto, invece, per  i beni e servizi per la mobilità (-8,7% nell’anno e -14,1% a dicembre), su cui continua a pesare la difficoltà della domanda di autovetture e motocicli.

Adusbef e Federconsumatori avvertono che i rincari nel 2011 ammonteranno a 1.164 euro e chiedono al Governo di intervenire attraverso una detassazione per il reddito fisso e un ripresa degli investimenti nei settori tecnologici.

Il Codacons, dal canto suo, stima che sommando al calo dei consumi alimentari (-0,6% nel 2010) le riduzioni di cibo verificatesi dal 2007 al 2010 viene fuori uno scenario in cui le famiglie italiane mangiano l’8,8% in meno di cibo rispetto a prima.

Per quanto riguarda il lavoro, come anticipato, il 2011 si è aperto con calo a due cifre della cassa integrazione. La  flessione è generalizzata per Cig, Cigs e Cigd e il calo più significativo riguarda l’industria e l’artigianato (-31,6% rispetto a dicembre 2010) e il commercio (-36%). Confermata anche la riduzione delle domande di disoccupazione e mobilità.

“C’è una parte dell’economia, soprattutto quella legata alle grandi imprese, che riprende, ma il problema resta la disoccupazione, indicatore vero dell’andamento dell’economia”, ha dichiarato il leader della Cgil Susanna Camusso, mentre per Giorgio Santini, della Cisl, occorrono strumenti per “superare la pesante contraddizione di un elevato numero di cassintegrati e disoccupati in un mercato del lavoro nel quale, nonostante la crisi, moltissime figure professionali risultano di difficile reperimento”.

Marco Notari