Di Pietro all’attacco: “Il premier umilia un Parlamento senza dignità”

Il premier Silvio Berlusconi sta “umiliando”, col suo comportamento, un Parlamento già “senza dignità”, chiedendo di respingere la richiesta di perquisizione avanzata dai magistrati. E’ una “provocazione”. Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, intervenendo in Aula prima del voto sulla richiesta di perquisizione arrivata dalla procura di Milano, non usa mezzi termini per condannare l’azione del presidente del Consiglio.

Riportiamo qui di seguito il testo integrale dell’intervento in Aula dell’ex pm.

Mi rivolgo al presidente del Consiglio, chiedendogli perché ancora una volta tiene impegnato il parlamento ad occuparsi dei fatti suoi anziché dei problemi degli italiani e ancora oggi non ha la buona creanza di presentarsi a giustificare i suoi comportamenti.

D’altronde, lei presidente del Consiglio, da tempo ha trasformato quest’Aula in una sua succursale aziendale, pretende ogni giorno di ordinare a noi di sfornare leggi ad personam che assicurino la sua impunità. Lei ieri, ancora una volta,si è intrufolato nel telegiornale Rai per illudere i cittadini dicendo che il suo governo intenderebbe davvero occuparsi di piano casa, questione meridionale, riduzione delle tasse, liberalizzazioni, sburocratizzazione, sviluppo, lavoro, insomma è dal 1994 che ci racconta questa favoletta. Magari fosse così.

Invece siamo qui ad occuparci ancora di come fare per concederle di sistemare i suoi guai giudiziari. Solo pochi giorni fa, la Corte Costituzionale ha bocciato per la terza volta consecutiva il suo tentativo di sottrarsi alla giustizia, prima con il lodo Schifani, poi con il lodo Alfano, infine con il legittimo impedimento. Tutte le leggi che lei ha fermamente voluto per assicurarsi l’impunità e per le quali ha tenuto impegnato il Parlamento.

Oggi siamo qui a decidere di cosa fare di una richiesta della procura di Milano, rispetto alla quale lei per l’ennesima volta si comporta da recidivo, chiedendoci di approvare una decisione ingiusta e di respingere la richiesta dei magistrati di procedere con la perquisizione di locali non suoi ma di terze persone, da lei autorizzate a gestire i suoi loschi affari. Sappia che quello che chiede oggi al Parlamento è un atto incostituzionale ed illegale, anzi è una vera e propria prevaricazione che commette nei confronti del massimo organo costituzionale: vorrebbe che ci sostituissimo al giudice naturale, l’unico legittimato a decidere su una questione di stretta competenza tecnica della magistratura, ovvero l’individuazione della competenza giudiziaria su questo caso, se lo svolgimento delle indagini spetta alla procura di Milano o al Tribunale dei ministri.

Noi non vogliamo entrare nel merito della questione, perché è una decisione tecnica che può prendere soltanto l’autorità giudiziaria sulla base della lettura delle carte processuali. Visto, però, che ci tirate per la giacchetta, allora volendo entrare nel merito di questa squallida vicenda, è davvero un’offesa all’intelligenza e al buonsenso voler sostenere che rientri nelle funzioni proprie del presidente del Consiglio fare telefonate in questura per far rilasciare una minorenne sua amica del cuore.

Direbbe il Di Pietro di una volta: “Non c’azzecca proprio niente”. Non può essere lei a scegliere il giudice competente, né il Parlamento, perché da quando esistono lo Stato di diritto e la democrazia parlamentare, i deputati si occupano di fare le leggi e non le sentenze. Lo so che questo Parlamento lo farà perché la sua maggioranza è asservita e, insieme a qualche altro parlamentare che si è venduto l’anima e la dignità, chiuderà gli occhi e si turerà il naso, votando una decisione incostituzionale e anche un po’ criminale solo per non perdere la poltrona perché hanno paura delle elezioni.

Ma si sappia, e rimanga agli atti, che oggi questo Parlamento con il suo voto a favore delle pretese illegittime del suo presidente sta umiliando le sue funzioni e di ciò, davanti al popolo prima e alla storia poi, sarà chiamato a rendere conto. Soprattutto si conoscano, e restino agli atti, l’offesa e le falsità storiche contenute nella relazione che la maggioranza parlamentare si accinge ad approvare. Non esistono e non sono mai esistiti rapporti burrascosi e contrapposizioni ideologiche tra la magistratura e l’onorevole Berlusconi, così come non ci sono mai stati tra guardie e ladri, giacché i primi inseguono i secondi in nome della legge e quelli sfuggono perché l’hanno violata.

Non è una contrapposizione, è una necessità avere persone che applicano la legge e la fanno rispettare, così come non è un’opportunità avere al governo persone che violano le norme e usano il Parlamento per non farsi processare. Inoltre, la favoletta della magistratura politicizzata che è scritta nella relazione della maggioranza va respinta con forza perché soprattutto in questo caso, l’input alle indagini parte proprio dall’onorevole Berlusconi con la sua impropria sequela di telefonate alla questura di Milano per raccomandare una inesistente nipote di Mubarak.

Si tratta di una favola accusatoria bella e buona a cui l’onorevole Berlusconi e la sua clac hanno fatto sempre ricorso per sfuggire al doveroso controllo dell’autorità giudiziaria, chiamata a giudicare i suoi comportamenti penalmente rilevanti. Perché ci sono e non perché qualcuno glieli addebita ingiustamente, soltanto che finora non è stato processato in quanto si è fatto leggi apposite per evitarlo o per depenalizzare i reati.

Una favola che oggi viene riproposta per invocare un’inesistente persecuzione giudiziaria e per coprire la vergogna di un presidente del Consiglio che non ha il coraggio di andare a giustificarsi presso la magistratura per quel che ha commesso. Ma chi non ha il coraggio delle proprie azioni non è degno di rappresentare l’Italia, specie all’estero. Una favola che può e deve essere sfatata, chiedendo ai cittadini indignati di dirlo a gran voce, scendendo in piazza e facendo sentire la loro voce.

Una favola che soltanto gli italiani che non ne possono più possono fermare, perché in questo Parlamento, dove tutti pensano soltanto a salvare la propria poltrona, non si riesce a trovare una maggioranza che abbia la dignità di mandarlo a casa. Una favola che deve essere affrontata dal popolo, in modo democratico nelle piazze.

Chiediamo, perciò, ai cittadini di prendere parte alle manifestazioni che si stanno svolgendo e che sono in programma affinché con una grande partecipazione popolare faccia sentire al presidente del Consiglio l’inutilità e la dannosità della partecipazione a questo governo.

Chiediamo, inoltre, ai cittadini di recarsi alle urne a votare il referendum sul legittimo impedimento proposto dall’Italia dei Valori sulla legge, in parte già bocciata dalla Corte Costituzionali. Vi annuncio che poco fa la Corte di Cassazione ha ammesso il nostro quesito referendario, perciò si andrà a votare per dire se vogliamo o non vogliamo vivere in un Paese in cui un presidente del Consiglio tiene impegnato il Parlamento sempre e solo per fare leggi ad personam e non per pensare ai problemi del Paese.

Quel referendum esprimerà un giudizio universale su questo comportamento del presidente del Consiglio. Invito i cittadini a uscire, a presentarsi alle urne e mettere fine a questa barbarie del diritto. Cittadini italiani dovete rendervi conto che solo voi ora potete mandare a casa questo raìs nostrano, potete salvare la democrazia prima che questo Paese diventi lo zimbello del mondo. Il governo Berlusconi ha trascinato il Paese in un baratro politico, economico, sociale, morale, raggirando le regole democratiche ha calpestato la libertà d’espressione e l’autonomia della magistratura. Mentre il debito pubblico aumenta, mentre c’è bisogno di intervenire per sistemare i problemi del Paese, noi abbiamo visto di tutto: compravendita di parlamentari, leggi varate nell’interesse particolare, smantellamento dello stato sociale.

La misura è colma, occorre la mobilitazione sociale, occorre scendere in piazza e soprattutto, se ci fosse un minimo di dignità, occorre respingere la relazione di maggioranza. Ma in questo Parlamento non c’è più dignità ormai.

(Fonte: http://www.antoniodipietro.it/)