Federalismo, De Siervo: “Termine improprio, si tratta solo di autonomia finanziaria”

Secondo me è molto improprio usare il termine federalismo per tutto ciò che sta accadendo in Italia, perché lo Stato federale è una cosa più seria, più grande e più complicata dell’autonomismo”. E’ quanto ha dichiarato il presidente della Corte costituzionale, Ugo De Siervo, a margine della lezione che tiene oggi, a Firenze, sul tema della riforma del Titolo V, nell’ambito di Eunomiamaster. Lo riferisce l’agenzia stampa Asca.

”Qui – ha spiegato De Siervo – si spaccia sotto il termine federalismo ciò che è autonomismo degli enti locali, il che va benissimo. Ma lo Stato federale è una cosa che ha una sua storia, una sua consistenza, delle sue caratteristiche, che sono ben lontane da quelle che ci sono qui”.

In Italia, ha aggiunto il presidente della Corte costituzionale, ”viviamo in uno Stato regionale, disciplinato da norme costituzionali e, buone o cattive che esse siano, vanno applicate”. ”Quello che io posso testimoniare – ha riferito ai giornalisti – è che da una decina di anni c’è una conflittualità impressionante tra Stato centrale e Regioni, una conflittualità irrisolta. Io do i dati dell’ultimo anno, in cui la Corte costituzionale ha fatto più sentenze per i conflitti Stato-Regioni che in tutte le altre materie. E’ la prima volta nella storia della Corte e quindi nella storia d’Italia. Questo – ha sottolineato De Siervo – è un dato oggettivo che rivela che con la bocca si parla di federalismo, che sarebbe qualcosa di più, e nella realtà si fa qualcosa di meno del regionalismo”.

In presenza di quello che sembra essere a tutti gli effetti un ”conflitto permanente e continuo”, la Consulta ”ha preso sul serio ciò che c’era nella Costituzione sulle Regioni, ma certo è dura rendere vitali le norme che disciplinano il regionalismo italiano, con spinte centralistiche o fughe regionalistiche che non si incrociano mai”. Di qui l’importanza dei metodi che la Corte ha ”cercato di individuare per far convivere Stato centrale e autonomie territoriali forti ma incontrando continue difficoltà”.

Dire ”federalismo municipale” è ”una bestemmia”, ha ribadito il presidente della Corte costituzionale, il quale, a proposito della decisione del Quirinale che oggi ha respinto il Dl sul federalismo, si è limitato a dire che ”se nascesse in ipotesi un conflitto giuridico, non politico, arriverebbe davanti alla Corte e quindi la Corte sta zitta”.

Però, ha insistito De Siervo, ”quello che si può dire tranquillamente, ma non riguarda il conflitto, è che quello di cui si sta parlando non è federalismo, dire federalismo municipale è una bestemmia, è come dire che un pesce è un cavallo – ha aggiunto con ironia -, sono due cose che non c’entrano insieme. Si chiama autonomia finanziaria, anche la lingua ha il suo valore. Il federalismo – ha spiegato – è un processo di unificazione progressiva di Stati che erano sovrani verso un unico Stato gestore. Che c’entra questo con l’autonomia finanziaria dei Comuni, decisa dal Parlamento nazionale? Quello che un pochino turba – ha concluso il presidente della Corte costituzionale – è che ogni abuso linguistico è indice di una scorretta rappresentazione della realtà”.

Raffaele Emiliano