Federalismo: Tutto nelle mani del Capo dello Stato

La prossima mossa spetta al Capo dello Stato. Dopo il parere negativo sul federalismo municipale espresso proprio ieri con un voto di parità, 15-15 espresso in Commissione, il governo ha deciso di blindare il testo attraverso un decreto.

Il decreto sul federalismo dei comuni è stato approvato definitivamente. Lo ha annunciato Umberto Bossi, ministro per le Riforme per il Federalismo, a margine della riunione del Consiglio dei ministri. Finalmente i comuni avranno le risorse senza andarle a chiedere col cappello in mano. I soldi resteranno sul territorio dove sono stati prodotti. La Lega mantiene le promesse e porta a casa un risultato concreto nell’interesse dei cittadini.
Ora spetta a Napolitano decidere se emanarlo o meno.

Il fatto che sia stato approvato dal Cdm non azzera il risultato di pareggio registrato in Commissione bicamerale.
Ma soprattutto lascia  il decreto esposto a eventuali ricorsi alla Consulta.
Secondo Rosy Bindi lo stesso passaggio a Palazzo Chigi potrebbe essere annullato di fronte alla Corte costituzionale. Ciò che è accaduto oggi è gravissimo, ha detto il vicepresidente della Camera. Il governo fa così uscire un provvedimento viziato nella procedura dato che non ha tenuto conto dei pareri del Parlamento, e la Corte costituzionale può ritenere il provvedimento incostituzionale. Rispettare le procedure non è un dettaglio.

Alle opposizioni che criticano rispondiamo che strumentale è stato il loro voto in Bicamerale perché hanno più volte condiviso molti dei contenuti del Federalismo. Il lavoro costruttivo di confronto fra tutti i gruppi e i ministri Bossi e Roberto Calderoli proseguirà anche sull’attuazione dei prossimi decreti, con la disponibilità e la concretezza che abbiamo sempre dimostrato. Per noi della Lega si tratta di un risultato estremamente importante che tutto il Paese si aspettava. Nei prossimi giorni chiederemo ai presidenti di Camera e Senato di rivedere la composizione della Bicamerale per il Federalismo che non rispetta la consistenza numerica dei gruppi in Parlamento, ha risposto il partito leghista.

Matteo Oliviero