Napolitano stoppa Berlusconi: decreto irricevibile

“Non sussistono le condizioni per procedere alla richiesta emanazione, non essendosi con tutta evidenza perfezionato il procedimento per l’esercizio della delega previsto dai commi 3 e 4 dall’art. 2 della legge n. 42 del 2009 che sanciscono l’obbligo di rendere comunicazioni alle Camere prima di una possibile approvazione definitiva del decreto in difformità dagli orientamenti parlamentari”.
Con queste parole il Presidente della Repubblica ha bollato come “inamissibile” il decreto sul federalismo fiscale emanato nella serata di ieri dal Consiglio dei Ministri convocato in via straordinaria dal premier Silvio Berlusconi.

La “riforma storica” – come l’aveva definita in mattinata il ministro del Tesoro Giulio Tremonti – dovrà, dunque, aspettare ancora diversi giorni prima di vedere la luce.
Il senatur Umberto Bossi, come comunicato da una nota dell’ufficio stampa della Lega, presa visione della comunicazione del Quirinale, ha avuto una “lunga e cordiale telefonata” con il Capo dello Stato, assumendo, a nome del Governo, l’impegno a presentarsi, la prossima settimana, nella aule di Montecitorio e Palazzo Madama, come chiesto dalla nota di Napolitano, per riferire alle Camere sul testo del federalismo e sulla procedura che ha portato alla sua emanazione, compreso l’esito negativo del voto in Commissione Bicamerale.

Lega e PdL, comunque rassicurati dal voto di ieri sul caso Ruby, che ha fatto registrare la maggioranza assoluta di 316 parlamentari, si dovranno adesso preparare ad una nuova conta alla Camera; non è detto, in ogni caso, che sanare il vulnus evidenziato dal Capo dello Stato “a garanzia della legittimità di un provvedimento di così grande rilevanza”, basti a garantire la messa in atto delle norme sul federalismo.
Permarrebbe, infatti, la spada di Damocle rappresentata dalla Corte Costituzionale: come denunciato dalle opposizioni, infatti, gli enti locali che non si trovassero concordi con le nuove norme introdotte dall’esecutivo, potrebbero decidere di ricorrere alla C.C. denunciando l’irregolarità procedurale rappresentata dall’aver emanato un testo che non aveva avuto parere positivo dalla Bicameralina.

E qualora la Corte riconoscesse l’incostituzionalità delle procedure assunte dal Governo, salterebbe l’intera attuabilità del testo.
Lasciando, ancora un’altra volta, i padani leghisti con in mano tanta propaganda e nessun fatto.

Mattia Nesti