Rosy Bindi: “Berlusconi non può più essere il premier di questo Paese”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:07

”Silvio Berlusconi non può continuare a fare il capo del Governo”. La presidente dell’assemblea Pd, Rosy Bindi, esordisce così in apertura della due giorni di lavori del ‘parlamentino’ democratico presso la nuova fiera di Roma.

L’attacco al presidente del Consiglio è duro e frontale: ”Berlusconi – dichiara la Bindi – fa da specchio al carattere degli italiani. Le veline sono diventate riferimenti per le ragazze, i programmi hanno alimentato il mito della celebrità, del dover apparire a tutti i costi. E’ avvenuto così che una classe dirigente può mostrarsi scostumata e priva di vergogna proprio perché riflette o pensa di riflettere il carattere del Paese”.

Ma l’attacco della democratica non può non riferirsi anche al grave gesto di arroganza con cui il Governo nella serata di ieri ha dato il via libera al provvedimento sul federalismo, bocciato precedentemente dalla ‘Bicameralina’ e ora anche dal capo dello Stato. ”Voglio esprimere solidarietà al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alla Corte costituzionale, alla Magistratura e a tutte le istituzioni di queste Paese. Anche stamattina – ricorda la Bindi – Silvio Berlusconi non ha perso occasione di trasferire il suo enorme conflitto di interesse in ambito internazionale, offendendo il nostro Paese e la democrazia”.

Credo che il gioco del berlusconismo debba aver fine. Gli italiani non sono questo. Noi ci ribelliamo all’idea che nel mondo gli italiani siano diventati berlusconiani. Non è questa l’Italia che abbiamo costruito – urla il presidente del Partito Democratico – L’Italia vera è quella che lavora, con giovani costretti ad emigrare, con genitori che mettono al mondo figli. Dobbiamo essere animatori del risveglio di questo Paese”.

Rispondendo poi alla maggioranza che accusa Pd, Idv e Terzo Polo di voler sconfiggere il berlusconismo facendo ricorso ai processi, Rosy Bindi spiega: ”Non siamo alla ricerca di una spallata giudiziaria contro Berlusconi, ma al tempo stesso vogliamo essere i protagonisti di una spallata civica e morale di questo Paese”.

Infine un riferimento alla situazione egiziana: ”La questione della nipote di Mubarak (come fu definita Ruby nella telefonata alla Questura di Milano, ndr) è arrivata evidentemente fino a Bruxelles. Il premier Berlusconi è rimasto l’unico a difenderlo”, conclude con un sorriso amaro l’esponente democratico.

Raffaele Emiliano

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