Egitto, Obama: “Mubarak ascolti il suo popolo e ne tragga le conseguenze”

E’ ancora la dura crisi politica scoppiata in Egitto a tenere banco nella diplomazia internazionale. In serata è intervenuto anche il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ribadendo la necessità di una rapida e pacifica transizione e condannando il modo in cui si è scelto di contrastare la protesta contro il presidente egiziano Hosni Mubarak, invitato dalla Casa Bianca ad “ascoltare cosa sta gridando il suo popolo e trarne le conseguenze”.

Obama ha, dunque, insistito sulla necessità di “avviare un processo di transizione ordinato che inizi subito, e coinvolga tutte le parti, in grado di portare verso pratiche democratiche” e verso imminenti elezioni “libere e giuste”. Un processo che dovrà essere “gestito dal popolo egiziano”, l’unico soggetto autorizzato ad autodeterminare il proprio futuro col pieno sostegno degli Stati Uniti.

Ma se dagli Usa arrivano messaggi di conforto, non altrettanto si può dire a proposito degli appelli che giungono dall’Iran, dove la parola d’ordine è una sola: “Abbattere il traditore Mubarak”. La guida suprema iraniana, l’ayatollah Khamenei, incita infatti il popolo egiziano a sconfiggere il presidente Mubarak. E lo fa in un momento solenne come l’affollatissima  preghiera del venerdì a Teheran.

“È nemico dei Palestinesi”: questa l’accusa nei confronti di Mubarak, “il più grande protettore del regime sionista”. Il discorso, direttamente rivolto agli egiziani, è stato pronunciato anche in arabo: “Se l’Egitto, con l’aiuto divino, continuerà nel suo moto di protesta, per la politica degli Stati Uniti sarà un’irreparabile disfatta”, ha detto l’ayatollah, le cui parole risultano essere assai significative, perché pronunciate nella settimana in cui l’Iran celebra il trentaduesimo anniversario della Rivoluzione islamica del 1979, un esempio che – secondo Khamenei – anche l’Egitto dovrebbe seguire.

Raffaele Emiliano