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Sarah Scazzi: anche Roberta Bruzzone lascia Misseri, ma “E’ innocente”

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La criminologa Roberta Bruzzone lascia la difesa di Michele Misseri, in carcere per l’omicidio di Sarah Scazzi.

È la terza persona ad abbandonare di sua spontanea volontà la schiera difensiva del contadino di Avetrana, la quarta in totale: la revoca dell’avvocato Daniele Galoppa, ha solo preceduto la resa volontaria di Giancarlo Umani Ronchi, professore di Medicina Legale dell’Università La Sapienza di Roma, e di Marina Baldi, genetista.

Galoppa aveva completamente e sorprendentemente capovolto il caso di Avetrana: Misseri è passato da reo confesso profanatore di cadaveri, a vittima del gineceo familiare, Sabrina, sua figlia, su tutte (questa era stata poi indicata come responsabile unica dell’omicidio di Sarah).

Sostituito dal legale consigliato da Valentina Misseri, altra figlia di Michele, ovvero l’avvocato Francesco De Cristoforo, Galoppa è fuori dal caso dopo quattro mesi di indagine.

La criminologa Roberta Bruzzone spiega così la sua decisione, presa in modo del tutto spontaneo: “Non solo è venuto meno il riferimento dell’avvocato Galoppa, ovviamente fondamentale, ma non ci riconosciamo nella linea difensiva che è emersa negli ultimi tempi. Noi non riteniamo Michele Misseri autore dell’omicidio ma solo responsabile dell’occultamento del cadavere”.

La donna era entrata a far parte del collegio difensivo qualche tempo dopo l’inizio del caso, ma ora abbandona perché, “in coscienza, non ce la sentivamo di appoggiare la linea difensiva che è venuta maturando negli ultimi tempi, con quel tipo di clima certamente non sereno era difficile fare un lavoro serio e approfondito, meglio lasciar perdere”.

I rapporti tra Michele Misseri e l’avv. Galoppa si erano incrinati dopo l’invio delle tre lettere in cui il contadino lasciava intendere una resa: secondo il solito stile elementare ed essenziale, l’uomo scagionava la figlia Sabrina, scusandosi per le accuse rivolte.

I legali della ventiduenne chiesero immediatamente la scarcerazione, negata giorni dopo dal Tribunale di Taranto. Sussistono ancora notevoli prove per cui Sabrina debba restare in galera, e le missive non dimostrano né l’innocenza della ragazza, né l’inattendibilità del padre.

Carmine Della Pia

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