Usa: mercato del lavoro non convince

Non migliora la situazione sul mercato del lavoro statunitense.

L’economia Usa nel mese di gennaio ha creato solo 36 mila nuovi posti di lavoro, cifra decisamente esigua per riprendere lo slancio occupazionale e ricondurre il tasso di disoccupazione ai livelli precedenti alla recessione del 2008. Per gli economisti era previsto un dato quattro volte superiore e il mancato rispetto delle aspettative è stato attribuito alle bufere di neve che lo scorso mese hanno tenuto in stallo l’edilizia e i trasporti in gran parte del territorio.

Il tasso di disoccupazione, previsto in aumento al 9,5%, è invece sceso al 9% dal 9,4% di dicembre. Unico dato incoraggiante è l’aumento di 50mila nuove posizioni nel settore manifatturiero, mentre il settore pubblico, edilizia e costruzioni hanno continuato a licenziare.

Per Aiustan Goolsbee, capoeconomista della Casa Bianca, l’economia sta finalmente registrando dei miglioramenti. “Stiamo facendo progressi”, è stato il suo commento ai dati resi noti oggi. Di tutt’altro avviso l’opposizione repubblicana, con il presidente della Camera John Boehner che punta l’indice contro l’incertezza creata dall’aumento del deficit pubblico e la conseguente paralisi dell’attività economica, motivo per il quale le aziende non assumono. “La Casa Bianca aveva promesso di abbassare il tasso di disoccupazione all’8%, e non ci è riuscita”, ha sottolineato Boehner.

Occorre ricordare, però, che tutti gli altri dati recenti sull’attività economica sono orientati verso l’alto ed è quindi possibile che il dato di gennaio sia una rilevazione spuria nel mezzo di un trend positivo. Questa sembrerebbe essere stata l’interpretazione di Wall Street, dove ieri le quotazioni azionarie sono rimaste sostanzialmente stabili e l’indice Dow Jones ha chiuso con un rialzo dello 0,25%, mentre sul mercato obbligazionario sono scesi i prezzi dei titoli del Tesoro, cosa che potrebbe leggersi come un segnale di fiducia del mercato nella ripresa economica.

Resta il fatto che il ritmo di crescita dei dati occupazionali è di gran lunga inferiore a quello di crescita delle aziende. I profitti delle società Usa stanno aumentando, e i mercati finanziari ne stanno giovando, ma ciò è stato possibile grazie ad aumenti della produttività ottenuti abbassando i costi unitari di lavoro. Le imprese, infatti, stanno spremendo i lavoratori impiegati  e ricorrendo al part-time piuttosto che assumere a tempo indeterminato.

In questo contesto, il tasso di disoccupazione resta al di sopra del 9% da maggio 2009, il periodo più lungo dal dopoguerra.

Dai dati resi pubblici ieri dal ministero del Lavoro, l’economia americana ha perso 8,75 milioni di posti di lavoro nei 18 mesi di recessione, ma nel corso del 2010 ne ha aggiunti meno di un milione di nuovi, un numero ritenuto insufficiente persino a tenere il passo con la crescita demografica: ci vorrebbero almeno 150mila nuovi posti di lavoro al mese per assorbire i nuovi arrivi nella forza lavoro, e 300mila al mese per poter abbassare il tasso di disoccupazione.

Marco Notari