Iran: processo per 3 escursionisti americani accusati di spionaggio

Teheran, 6 febbraio. È cominciato stamane a Teheran il processo contro tre escursionisti statunitensi accusati di spionaggio e ingresso illegale sul territorio iraniano. L’udienza si svolge a porte chiuse, davanti alla Corte rivoluzionaria. Sono presenti alla sbarra Shane Bauer e Joshua Fattal, due ragazzi di 28 anni, mentre Sarah Shourd, 32 anni, era stata rilasciata nel settembre dello scorso anno per ragioni di salute dopo il pagamento di una cauzione di 500mila dollari e aveva fatto immediatamente ritorno negli Stati Uniti. La magistratura iraniana ha tentato invano di convocarla, poiché la donna non si è presentata.

Nel mese di giugno del 2009, il terzetto stava compiendo un’escursione in montagna nel Kurdistan iracheno. Probabilmente, senza rendersene conto, hanno attraverso il confine con l’Iran. Le autorità iraniane li hanno immediatamente tratti in arresto, accusandoli anche di spionaggio. Il furtivo passaggio tra le montagne ha infatti elevato sospetti maggiori sui tre, incolpandoli di essere spie dell’intelligence americana.

I tre escursionisti, dal canto loro, non hanno mai negato la possibilità di essere entrati in Iran per errore, però hanno sempre ribadito di averlo fatto involontariamente poiché in montagna i segnali di confine sono alquanto labili. Hanno inoltre dichiarato di non essere membri di missione di spionaggio. Anche l’amministrazione americana si è schierata dalla loro parte, chiedendo ripetutamente a Teheran di scarcerare i due detenuti, continuando a negare che possano essere spie e dichiarandoli espressamente “ostaggi del governo iraniano”.

Masoud Shafiee, legale difensore dei tre escursionisti, ha anticipato che probabilmente non ci sarà nessun verdetto da parte della Corte rivoluzionaria. L’udienza potrebbe perciò rimandata a data da destinarsi e i due imputati rimarranno in carcere fino al nuovo processo. I tre imputati rischiano davvero grosso. In Iran, infatti, l’accusa di spionaggio è un reato che può essere punito anche con la pena di morte. E il fatto che il processo si svolga a porte chiuse potrebbe rappresentare un pericolo in più. Anche se Hamid Reza Shokouhi, analista politico del quotidiano indipendente “Mardomsalari” di Teheran, non è della stessa opinione. L’uomo ha infatti affermato che la natura segreta del procedimento giudiziario “non è necessariamente un punto negativo” per gli americani in carcere, poiché in altri processi per accuse simili la magistratura alla fine ha mostrato un “atteggiamento positivo”.

Emanuele Ballacci