Barbareschi e il grande bluff

La telenovela politica animata da Luca Barbareschi sembra essere giunta alla puntata conclusiva. Dopo la chiacchieratissima visita alla villa di Arcore e i rumors pressanti su un suo imminente abbandono di Fli, l’attore prestato alla politica ha oggi consegnato ai telespettatori di Agorà, il programma di Rai3 condotto da Andrea Vianello, la sua “scenografica” verità.

“Questa settimana ho messo in atto la più grande e più bella provocazione mediatica senza aver detto nulla – ha scandito con orgoglio il finiano – perché non esiste alcuna mia dichiarazione in cui dico che lascio Fli. Io sono fermo da 20 anni nel centrodestra e lì voglio rimanere. Non c’e’ stato nessun ondeggiamento, ma solo – ha ribadito – un grande bluff“.

Eppure che il clima con il presidente della Camera sia diventato rovente è faccenda che lo stesso Barbareschi non ha potuto smentire. Così come non ha negato quello scambio pepato di battute, culminato nel “pagliaccio” che Gianfranco Fini gli ha urlato contro nel corso di una riunione di partito svoltasi venerdì scorso. “Ci sono pagliacci che fanno ridere – gli avrebbe detto incollerito il leader di Fli – ma a volte i pagliacci fanno anche piangere“.

E’ un’offesa che non accetto – ha commentato oggi stizzito Barbareschi – Credo che delle volte i pagliacci facciano anche riflettere. Sono offeso e adesso vorrei le scuse del presidente della Camera”. E la sua astensionealla Camera (in disaccordo con il resto del partito) sul voto che doveva autorizzare i pm di Milano (che stanno indagando sul caso Ruby) a procedere con la perquisizione dell’ufficio di Giuseppe Spinelli? “Se la politica diventa gossip o spettacolo – ha detto Barbareschi – allora non esiste più”.

Era una grande provocazione – ha ribadito –  l’unico momento di ambiguità me lo sono giocato giovedì col voto, astenendomi sul caso Ruby. Io non vorrei mai appartenere nel centrodestra a un gruppo di moralisti che pensano di vincere politicamente con le censure morali. Non sono giustizialista – ha concluso – ma garantista e sono una voce libera“. O più semplicemente un navigato “trasformista”, rientrato tempestivamente nelle fila del suo partito dopo aver tentato un “mercanteggiamento” caduto nel vuoto.

Maria Saporito