L’America puritana, la censura delle major e “Il discorso del re” da tagliare

Altro che pellicola regale, la censura americana (la famigerata MPAA) ha bollato con un rating R (vietato ai minori di 17 anni non accompagnati) Il discorso del re, il film di Tom Hooper incentrato sulle vicende del re Giorgio VI d’Inghilterra e candidato a ben 12 premi Oscar. Nonostante ciò il film sta ottenendo incassi notevoli negli Stati Uniti, ma il produttore Harvey Weinstein vuole di più: a quanto pare Weinstein vorrebbe distribuire una nuova versione tagliata, per ottenere un visto PG-13, che allargherebbe il bacino di spettatori anche agli “underage”. Ma qual è il motivo per cui la pellicola è stata censurata? Niente di grave in realtà; semplicemente qualche “fuck” di troppo.

Fedele all’idea di un arte autonoma e indipendente dalle esigenze di distribuzione, il regista Tom Hooper si è fermamente opposto alla proposta di Weinstein; il quale, dal canto suo, dovrà ingoiare il rospo, perché per procedere ai tagli c’è bisogno del permesso del regista. “Non acconsentirò ai tagli in nessun modo – ha dichiarato Hooper -. Penso che potremo considerare l’ipotesi di bippare tutti i ‘fuck’ e le parolacce, ma non taglierò niente”. Un intervento sull’audio, dunque, e non sul video come avrebbe voluto la produzione, inizialmente intenzionata a tagliare un’intera scena in cui la famigerata f-word ricorre numerose volte.

Andando alla radice del problema, comunque, non riesce facile spiegarsi come mai l’MPAA abbia bollato con un “Vietato ai minori di 17 anni” un film tutt’altro che volgare o violento – anzi, al contrario, incredibilmente umano ed elegante – come Il discorso del re. Qualche “fuck” di troppo non sembra davvero una giustificazione adeguata, visto che – tanto per fare un esempio – un film ben più violento (ma con meno parolacce) come Il Cavaliere Oscuro ha avuto un rating PG-13. Coincidenza vuole ovviamente che il film di Christopher Nolan fosse distribuito proprio dalla Warner Bros., casa che insieme a Disney, Sony, Metro-Goldwyn-Mayer, Paramount Pictures, Twentieth Century Fox e Universal Studios fa parte dell’MPAA. Il lato puritano degli Stati Uniti, visto secondo quest’ottica, sembra più funzionale agli interessi delle major che altro.

La stessa Helena Bonham-Carter, moglie di Tim Burton e co-protagonista del film, è intervenuta sull’argomento: “Non penso che (il film, ndr) abbia bisogno di tagli. Credo che ogni ragazzino di 13 anni sappia la parola, ma anche ogni bambino di 8 anni. È questo il punto. Non è una scena offensiva”. E poi censurare un re non è cosa da prendere alla leggera, forse negli Stati Uniti ancora non lo sanno.

Roberto Del Bove