Manifestazione Arcore: le parole del popolo viola

ULTIMO AGGIORNAMENTO 18:46

“L’Italia è in mutande, anzi in mano alle mutandine. Sono talmente arrabbiata che ci metto la faccia.” Marina è la prima che incontriamo subito dopo aver parcheggiato la macchina, siamo ancora distanti dalla Piazza del Municipio di Arcore dove si sta tenendo la manifestazione contro Berlusconi; cammina con un cartellone appeso al collo al quale sono affisse delle mutandine viola.

Come una strana via Crucis senza Passione prima di guadagnare la piazza in viola si transita per la “Stazione Villa Berlusconi” la cui entrata, anzi il cui viale adicente al cancello padronale è sorvegliato e sbarrato dalle forze dell’ordine. Un capanello di persone grida verso l’abitazione sonnolenta, dalla quale nulla traspare, variegati insulti, Scola, più poeticamente poteva titolare Gente di Roma, qui è gente di Arcore, pure parecchio inferocita. Laddove il palco, area deputata alla protesta, è principalmente pullulato da giovani, l’ingresso alla residenza del Premier convoglia coloro che potrebbero essere definiti i “brianzoli medi”. Grandissimi lavoratori, pratici nei modi e attenti risparmiatori…talmente attenti che un distinto signore sulla sessantina sottolinea che le gomme ai furgoni dei carabinieri”le paghiamo noi“; a quel punto una signora bionda disperata si alza in punta di piedi e grida epiteti di ogni tipo ricordando ai presenti che Arcore non è solo Bunga Bunga.

La frase maggiormente ricorrente, fra quelle riportabili, è “Berlusconi, tu non ci rappresenti“. Sul piede di guerra molte ragazze, come Federica e Martina, entrambe studentesse ventiquattrenni che sono scese a manifestare il proprio dissenso e chiedono che si parli maggiormente delle donne che fondano, oppure ambiscono a fondare, la propria carriera sulla meritocrazia conferita da una solida preparazione. Sotto accusa anche la televisione “Si crea un modello secondo il quale le ragazze sono solo quello“.

Incrocio poi il signor Egidio, 71 anni di cui 45 vissuti in Svizzera, mi spiega che ha scelto di tornare “a morire” a casa, ma non l’ha più riconosciuta “Vedo le istituzioni beffate da lui, che rappresenta soltanto i propri interessi affliggendo l’Italia, rendendola irriconoscibile, si parla di Paesi sottosviluppati? Noi lo siamo.”
Nel frattempo una commerciante diffonde il suo appello all’indirizzo di Berlusconi con un microfono che amplifica la sua richiesta “Caro Silvio, dato che lei è un uomo buono e altruista, io gestisco un bar. Se volesse fare un salto da me ed aiutarmi sarebbe molto gentile perché ultimamente ho pochi clienti, sono certa che se lei venisse a bersi un caffè ogni tanto incrementerei la clientela. Di solito giochiamo a briscola ma per compiacerla potremmo fare il torneo di scopone scientifico“.

Insomma c’è chi ha rilanciato sul grottesco come a sottolineare che quella è l’unica “lingua” entro la quale ci si possa intendere e chi, carico di livore e frustrazione per una situazione che non sopporta più, ha scelto parole dure e insulti. Arcore è scissa. Esattamente come il resto dello stivale.

Valeria Panzeri e Angelo Sanna

Fotografie di Pier Luigi Balzarini, in esclusiva per Newnotizie

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