Wikileaks, al via il processo di estradizione a Julian Assange

È iniziato oggi a Londra il processo per l’estradizione del fondatore di Wikileaks Julian Assange, richiesta dalla Svezia. L’uomo ha già fatto sapere che in caso di sconfitta, è già pronto a ricorrere  in appello.

Sorridente e tranquillo è apparso Assange al suo arrivo all’edificio del Belmarsh Magistrates’ Court, a sud-est di Londra, il tribunale più alto in Gran Bretagna in fatto di sicurezza. Il tribunale deciderà se accogliere o meno la richiesta di estradizione formulata da Stoccolma, che ha spiccato un mandato di arresto nei confronti del giornalista con l’accusa di aver abusato sessualmente di due donne. Assange ha più volte dichiarato che le accuse fanno parte di un’ampia campagna di denigrazione messa in atto per screditarlo, a causa delle rivelazioni di documenti segreti fatta dal suo sito.

Gli avvocati di Assange baseranno la loro difesa su un difetto di forma nella richiesta di estradizione, sostenendo che la Procura non aveva il diritto di richiederne l’arresto perchè non lo ha incriminato per nessun reato. Nei due giorni delle udienze, la difesa cercherà di dimostrare che, se estradato, Assange corre il rischio di essere consegnato agli Stati Uniti e di finire nella prigione di Guantanamo.

Mentre è probabile che una decisione non arriverà prima della fine del mese, in un’intervista di qualche giorno fa il fondatore di Wikileaks ha già fatto sapere che in caso la richiesta fosse accettata ricorrerà in appello. “Siamo intenzionati a chiederlo e ovviamente (in caso di vittoria della difesa), sarà l’accusa a farlo. Ma tra la sentenza e la richiesta passerà circa una settimana. Sebbene sia importante il processo, l’appello lo sarà di più, poiché si ricomincerà tutto daccapo”, ha detto Assange. “Se perdiamo – ha aggiunto – sarò arrestato, e dovrò di nuovo andare in prigione. Cercheremo di dimostrare che non è corretto che io vada in prigione, non essendo un soggetto pericoloso. Sarebbe comunque un grosso sollievo per me poter tornare qui (nel maniero nel Suffolk, ndr). Se invece vinciamo, sarò libero di andar via”.

Annastella Palasciano

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