Addio marciapiedi. Adesso le prostitute usano Facebook

Per l’Italia è un argomento caldo. Non si fa che parlare di scandalo escort, prostitute e nuove tecnologie. E se prima esistevano dei siti appositi dove poter trovare delle ragazze pronte a incontrare i clienti, adesso il luogo virtuale dove poter adescare giovani, e non solo, è il social network per eccelleza, Facebook.

E’ il risultato di uno studio del professor Sudir Venkatesh della Columbia University, che ha seguito lo scorso anno per dodici mesi 290 prostitute della Grande Mela per capire come è cambiato il mestiere più antico del mondo in questi dieci anni.

L’83 per cento delle appartenenti al campione ha una pagina Facebook e il professore ritiene che, entro la fine di quest’anno, il social network sarà il principale canale di adescamento online. Già nel 2008, dal network proveniva il 25 % dei clienti.

Dallo studio è emerso che le prostitute oltre a guadagnare di più, vengono picchiate meno dai clienti, non hanno quasi mai contatti con la polizia, e lavorano non tanto per pagarsi la droga ma invece per comprarsi scarpe e vestiti. Ma non finisce qua. Le prostitute intervistate hanno un lavoro diurno come commesse o cameriere, l’11 % nel mondo dello spettacolo, e il 9 % nell’editoria, ed alcune appaiono anche in delle soap opera in televisione. Infine, il Blackberry è usato dal 70 % delle intervistate che dunque, non disdegnano la tecnologia. Andare a letto con le escort più ricercate costa caro: alcuni clienti pagano fino a 2.000 dollari per una notte e altri duemila di commissione se si passa per un’agenzia.

<<Nessun uomo cosmopolita che si rispetti – ha spiegato Venkatesh – in cerca di una serata in compagnia, si mette più ad abbassare il finestrino e ad agganciare una prostituta a un semaforo. Ci si affida alle agenzie di escort operanti in Rete, o ai social network. Grazie a siti come Facebook le prostitute possono controllare la propria immagine, stabilire i prezzi, e tagliare fuori i magnaccia, le madame e gli altri intermediari che in precedenza trattenevano una parte dei guadagni>>.

Daniela Ciranni