Calderoli cancella l’annessione del Veneto all’Italia

Il “Semplificatore” ha colpito ancora.
Potrebbe trattarsi del titolo di un fumetto americano, ma il supereroe in questione, per una volta, non indossa costumi extra ordinari, fatta eccezione per la cravatta verde, e ricopre dal giugno del 2008 il ruolo di Ministro per la Semplificazione Normativa.

Roberto Calderoli, probabilmente disturbato dalla complessità di problemi politici e rallentamenti sorti intorno ai decreti attuativi la cui approvazione avrebbe rappresentato un primo passo verso la realizzazione di quel federalismo tanto auspicato dalla Lega Nord, avrà ben pensato di avere l’occasione di “semplificare” la situazione; se la Commissione Bicamerale si mette di traverso, il Quirinale non firma, la maggioranza traballa…qual soluzione migliore di far approvare la secessione formale del Veneto dall’Italia?!

Sembra uno scherzo, e invece non lo è; certo è che, in ogni caso, i funzionari del Ministero e del Comune di Venezio non avranno trattenuto l’ilarità, accorgendosi che, d’un tratto, avrebbero dovuto ridisegnare sulle carine d’Italia la Serenissima Repubblica di Venezia.
Per non parlare del povero Nicola Sodano, sindaco di Mantova da un’ora all’altra decaduto e ritrovatosi sotto il dominio del governo veneziano!

Causa di tanto sconvolgimento è l’abrogazione, prevista dal Decreto «ammazzanorme» del 16 dicembre 2010, del Decreto Regio 3300 del 4 novembre del 1866, con cui si sanciva che “le provincie della Venezia e quelle di Mantova fanno parte integrante del Regno d’Italia”.
“Per un momento – ha commentato ridendo Marco Agostini, direttore generale del Comune di Venezia – abbiamo avuto la fortissima tentazione di dichiararci astro-ungarici, ma adesso i tecnici del ministero stanno lavorando per rimettere le cose a posto”.

I giuristi, interpellati sul caso, sono d’altronde concordi nel riconoscere che “non basta abrogare un Regio Decreto del 1866 per cancellare centocinquanta anni di storia scritti a chiare lettere sulla Costituzione (la Repubblica resta «una e indivisibile ») e slegare così il Veneto dal resto d’Italia”.
Non è da escludere, tuttavia, che gli esponenti dei gruppi autonomisti veneti, da tempo in rotta di collissione con la Lega, giudicata troppo tenera con “Roma ladrona” e incapace di conquistare l’indipendenza della Regione, decidano di impugnare il decreto “ammazzanorme” per portare la secessione in tribunale.

I funzionari del Ministero, intanto, sarebbe già al lavoro per redarre un decreto abrogativo del decreto abrogativo, che, tra l’altro, avrebbe spazzato via anche la fondazione dei Comuni di Follonica, di Sabaudia, di Aprilia e di Carbonia.

Mattia Nesti