Egitto, Moisi: verso una “democratizzazione del mondo arabo”

Il Cairo, 8 febbraio. La Turchia di Erdogan come idea ispiratrice della transizione nazionale in Egitto. È questo il succo del pensiero di Dominique Moisi, esperto del mondo islamico e consigliere dell’Ifri, l’Istituto francese di Relazioni Internazionali. I depositari del pensiero del leader turco, in Egitto sarebbero i Fratelli Musulmani, supportati dalla protesta di piazza verso la scalata pacifica al potere. Secondo Moisi, sarebbero la “sola forza politica organizzata”.

“Quello che colpisce di questo movimento – ha affermato l’esperto – è proprio l’assenza degli islamisti”. La rivolta degli egiziani ha decisamente sorpreso Al Qaeda, la quale è rimasta in silenzio ad assistere all’evolversi della situazione. Questo è un chiaro indizio, secondo Moisi, che è in atto “un processo di modernizzazione” che “una reale sconfitta per l’organizzazione terroristica”.

La protesta contro Mubarak, secondo il parere di Dominique Moisi, nasce da un “sentimento di umiliazione nel confronto con l’Occidente”. Ma non solo, infatti lo sguardo dell’Egitto si dirige anche verso l’Oriente. Gli egiziani si rivolgono “alla Cina e all’India e si chiedono perché, se il mondo continua a muoversi e anzi accelera, loro restano fermi in uno stato di stagnazione”. Il desiderio di cambiamento non è perciò solo endogeno, ma anche esogeno e mira a portare l’Egitto allo stesso livello dei paesi con grande sviluppo economico.

La transizione in Egitto, secondo quanto afferma Moisi, avrà senza dubbio un impatto “considerevole su tutto il mondo arabo, fino all’Arabia Saudita”. Infatti, sono all’orizzonte proteste anche in Algeria, il paese più debole e instabile dal punto di vista politico. A quanto spiega l’esperto, prendendo atto di questo contesto, una democratizzazione del mondo arabo diventa uno scenario realistico”. Potrebbe durare anni o anche decenni e avvenire in forma diversa a seconda dei paesi, tuttavia sia in Tunisia sia in Egitto, sta succedendo “qualcosa di grande e irreversibile”.

Alle parole di Moisi, appare perciò irrealistico il tentativo dell’Iran, dichiarato da Ahmadinejad, di trasformare l’Egitto in una Repubblica Islamica, lanciando una rivoluzione come quella guidata dall’Ayatollah Khomeini nel 1979.

Emanuele Ballacci