Gesto folle di Riccardo Riccò: un’autoemotrasfusione poteva ucciderlo

Al momento il condizionale è d’obbligo, ma se le voci che circolano in merito alle cause che avrebbero portato al malore di Riccardo Riccò fossero vere, si tratterebbe di una pazzia spropositata.

Ricoverato a Modena a causa di un blocco renale ed edema polmonare, il ciclista, oltre ad aver rischiato seriamente la vita, potrebbe aver compromesso definitivamente la sua carriera sportiva.
Il padre aveva spiegato: “Sabato Riccardo si era allenato, a quanto ne so era solo. Da qualche giorno non stava molto bene. E’ tornato a casa, a Serramazzoni, con 38-38°.5 di febbre. Nella notte tra sabato e domenica la febbre è salita, è arrivata sopra i 40, e Riccardo ha accusato anche dolori addominali. All’alba si è deciso di andare all’ospedale di Pavullo con un’ambulanza. Lì i medici hanno visto che era in condizioni critiche e hanno deciso subito il trasferimento all’ospedale di Modena”.

E ha aggiunto: “Riccardo è sempre stato vigile, lucido, non ha mai perso conoscenza, ma l’hanno dovuto intubare al naso. Non riusciva ad urinare, gli hanno tolto tanti liquidi dallo stomaco e la febbre a quanto ho capito era salita a oltre 41. I medici hanno parlato di blocco renale, e pure di embolia polmonare, anche se stanno completando ancora gli accertamenti”.

Sembrerebbe che Riccò, stando a quanto riportato dal sito internet della Gazzetta dello Sport, al momento del ricovero, abbia ammesso alla presenza del medico e della compagna Vania Rossi di essersi praticato personalmente un’autotrasfusione utilizzando una sacca di sangue precedentemente prelevata e conservata nel frigorigero. Sangue probabilmente deteriorato.

Il corridore verrà sentito appena le sue condizioni fisiche lo consentiranno.
Si tratterebbe della seconda infrazione alle leggi anti-doping, dopo la positività alla CERA del Tour de France 2008 che gli costò una pausa forzata di quasi due anni.

Valeria Panzeri