Mobilitazione delle Donne: le parole di Angela Finocchiaro ci provano

Settimana scorsa, il programma Matrix ha dedicato un’intera puntata all’immaginario femminile in Italia nella sua dipendenza dal mezzo televisivo; la puntata, dall’esplicativo titolo “Tutta colpa di Drive In?”, si è incentrata per lo più su cause, dinamiche, ed effetti della storica trasmissione di Ricci. Assistere a Matrix del 2 febbraio è stato faticoso: in quell’occasione era molto evidente quanto sia difficile comunicare il problema della posizione della donna in Italia, un argomento che, pur sgravato dell’urgenza storica dei secoli precedenti, è preso e rigirato in tutti i versi, e sembra non offrire, a chi intende porlo, alcun appiglio di morale comune a cui riferirsi. Non bastano le percentuali di occupazione, non basta l’evidenza di alcune affermazioni dell’establishment:  i più continuano ad incappare nei peggiori lapsus, come lo stesso Nicoletti che, a Matrix, afferma che il problema di oggi è che le donne, magre e deperite, comunicano morte e non giovialità carnale, e non riesce a riconoscere di confermare quanto alcuni cercano di far capire, ossia che quasi sempre la donne viene vista e rappresentata (o rappresentata e, dunque, vista) secondo  il parametro dell’esteriorità, e per lo più un’esteriorità che è direzionata agli occhi maschili. Non ci si può far niente, perché il varietà ha bisogno solo e soltanto della donna nuda anche quando chi guarda è donna? Ammettiamolo pure, ma cominciamo intanto a dircelo.

Tanto difficile affermare una semplice evidenza, ossia che la donna è “comunicata” monoliticamente come corpo? Corpo che non è neanche fine a se stesso, ma cornice dell’arguzia e della satira di programmi come Drive In, o  di orologi e telefonini? Difficile ammettere che Drive In è misteriosamente capace di rendere comici solo gli uomini? Salvi, Zuzzurro e Gaspare, Vastano, Braschi, Boldi, Greggio, Pistarino, D’Angelo, Faletti, Milani…

Sì, difficile.

Per questo suonano così precise e quasi liberatorie le parole pronunciate da Angela Finocchiaro, nello spot di Francesca Comencini per la giornata di Mobilitazione delle donne del 13 febbraio. Uno spot, quello della Comencini che ruba alla televisione tempi e spazi e ci prova a porre la questione. Il risultato è commovente, almeno per me donna. Anche perchè, cari uomini che non vedete, è tanta la rabbia e la tristezza che ci prende quando nei discorsi pubblici, che siano chiacchere da bar o immagini televisive, veniamo disconosciute e omologate, anche da voi che nel privato sappiamo amarci e rispettarci nella nostra dignità. Probabilmente in Italia è proprio lo spazio pubblico dove le donne non sono ancora riuscite a portare le loro parole e la loro varietà ( e i loro varietà). E quello che è sicuramente un problema degli uomini, una loro incapacità, in questo spazio pubblico avvilisce, intristisce e, diciamolo, tocca anche economicamente la donna.

Il 13 febbraio le donne e gli uomini che avvertono la profondità della questione, e vogliono farsi manifesto della sua concretezza, possono accogliere le parole di Angela Finocchiaro:
Quest’Italia non è un paese per donne. Solo che l’Italia è costituita per metà da donne, ragazze e bambine, il cui sguardo sul mondo e sulla vita, diverso da quello di uomini ragazzi e bambini, è il fondamento di un paese civile. questo sguardo è una necessità cui né donne né uomini possono più rinunciare. solamente chi è fuori dalla storia può continuare a pensare che le donne corrispondono all’immaginario di vitelloni che non sono capaci né di fare l’amore, né di confrontarsi, né di lavorare affianco e alla pari con le donne. Uomini per favore potete dire che non volete stare in un paese che sembra la brutta copia degli anni cinquanta? e donne, usciamo tutti insieme dalle nostre case e mostriamo nude le nostre facce. Vi aspettiamo il 13, per dire l’Italia è un paese per donne.

Più sotto è possibile vedere lo spot.

Giulia Antonini