Egitto: dall’Iraq Al Queda invoca la guerra santa

Era accaduto il mese scorso, durante i disordini al Cairo. Migliaia di detenuti erano riusciti ad evadere dalle carceri della capitale. Ed oggi Omar Suleiman torna sull’argomento denunciando la fuga, fra gli altri, anche di membri di Al Queda. Componenti di “organizzazioni jihadiste” che, come riferisce lo stesso vice presidente egiziano, non hanno rinunciato alle proprie ideologie: “Dobbiamo impegnarci a fondo affinché ritornino in carcere”.

Nel frattempo, però, la voce della Jihad si è già levata. E viene dall’Iraq, dal quale Al Queda inizia a chiamare i manifestanti egiziani alla guerra santa. A lottare per l’instaurazione di un regime fondato sulla legge coranica. L’appello, fatto dalla più temibile organizzazione terroristica, è stato diffuso in rete su diversi siti integralisti e poi intercettato da Site, il gruppo di monitoraggio anti terrorismo on line.

Si è aperto il mercato della guerra santa – recita il messaggio jihadista, datato 8 Febbraio. – e si sono schiuse le porte del martirio. ” Un appello rivolto agli “egiziani deboli ed oppressi”. Una guerra che andrà combattuta “a favore di ogni musulmano che sia stato raggiunto dall’oppressione del tiranno d’Egitto e dei suoi padroni a Washington e a Tel Aviv”.

Un appello che arriva in un momento in cui la tensione in Egitto è destinata a raggiungere il suo apice in poco tempo. Ancora ieri migliaia di persone hanno proseguito al Cairo le proteste contro Mubarak durante tutta la notte, in Piazza Tahrir. In giornata, invece, oltre un milione di persone avevano popolato le strade della capitale, nonostante l’annuncio del vicepresidente Suleiman di voler istituire una commissione per il controllo delle modifiche costituzionali e l’approvazione di emendamenti legislativi.

Intanto, sulla delicata situazione nel Paese, si è espresso il presidente delle Nazioni Unite Ban Ki Moon, il quale ha auspicato “una transizione ordinata e pacifica  il prima possibile”. “E’ importante – ha detto di fronte ai giornalisti a New York – che i rappresentanti di governo e popolo siedano a un tavolo e avviino un dialogo su cosa sia meglio per il loro futuro”. Soprattutto per gli egiziani, che ancora oggi in piazza urlavano “non siate stanchi, non siate stanchi. La libertà non è stata ancora liberata.

Cristiano Marti