Morte bimbi rom: consigliere leghista non si alza durante raccoglimento

Un banale caso? O una precisa scelta… ‘politica’? C’è ancora un fittissimo mistero attorno alle motivazioni che avrebbero spinto il consigliere leghista Cesare Bossetti a rimanere seduto durante il minuto di raccoglimento eseguito nelle sale della Regione Lombardia per ricordare la morte dei piccoli rom che sono bruciati all’interno di un campo nomadi romano. Un mistero di cui sarà davvero difficile, molto difficile, venire a capo. A tal proposito, Internet è già piena di speculazioni, di considerazioni, di elaborati tentativi di analisi razionale. Ma i reali motivi del gesto, ancora, rimangono oscuri. Perché il consigliere leghista avrebbe dovuto dimostrare indifferenza verso la morte dei bimbi nomadi? Perché si è scordato di alzarsi nel tentativo di ricordarli? Nessuno sa ancora darsi una risposta. Non una risposta convincente.

Il minuto di silenzio era stato richiesto dal Pd ed era stato accolto dal presidente Davide Boni, anch’esso leghista. Un minuto di raccoglimento al quale Bossetti ha deciso di non partecipare. A segnalare la dimenticanza del leghista ci ha pensato Giuseppe Civati, consigliere del Pd per la Regione Lombardia, il quale ha pubblicato un messaggio qualche istante dopo la breve cerimonia commemorativa. Il testo del post, molto semplicemente, sosteneva questo: “Cesare Bossetti, consigliere della Lega, durante il minuto di silenzio per i quattro bambini rom morti a Roma, non si è alzato in piedi. Non ho niente da aggiungere né da commentare”.

Numerose polemiche sono sorte, anche all’interno dello stesso Consiglio, dopo che Civati ha postato sulla Rete il proprio messaggio.

Bossetti, da parte sua, si difende con vigore sostenendo di esser stato “concentrato a leggere un articolo di giornale”. “Non mi sono accorto”, continua il leghista, “della richiesta di osservare un minuto di silenzio. Si fanno tante polemiche per nulla, non mi pare il caso di sollevarne una ora, a maggior ragione di fronte alla morte di quattro bambini”.

Chi siamo noi per dubitare delle sue parole?

Gianluca Bartalucci