Scientology e Tom Cruise nel mirino dell’FBI: plagiatori e schiavisti

Il regista e sceneggiatore Paul Haggis, noto e stimato professionista, denuncia Scientology e le atrocità che, nel silenzio, questa setta avrebbe compiuto e continui a perpetrare. A raccogliere la testimonianza Lawrence Wright, giornalista del ‘New Yorker’; svariate le ragioni che hanno condotto lo sceneggiatore a prendere con decisione le distanze dalla dottrina di Tom Cruise. Scientology, asserisce Haggis,disprezza gli omosessuali e si oppone alle cure mediche necessarie per svariate malattie gravi. Spicca, in tal senso, il caso della morte di un’adepta, Lisa McPherson, in seguito ad un forte esaurimento nervoso che, per volere della Chiesa in questione, non e stata ricoverata in ospedale psichiatrico dove avrebbe ricevuto le cure mediche a lei necessarie.

In proposito si ricorda la querelle tra Tom Cruise e molti medici, il divo ha spesso asserito che le più svariate malattie, dal cancro alla depressione, possono essere curate con vitamine ed esercizi fisici mirati secondo le prescrizioni di Scienentology.

Le autorità si stanno concentrando sulle accuse frode fiscale: essendo infatti un’organizzazione religiosa Scientology non è tenuta a pagare le tasse, ma per le leggi federali americane Miscavige, il numero uno della setta, non dovrebbe accettare regali costosi e soldi in eccesso; lo stile di vita di quest’ultimo è infatti incredibilmente lussuoso.

Ancor più inquietanti sarebbero i ‘campi di rieducazione’ imposti a coloro che avevano fallito gli obiettivi che la Chiesa aveva posto loro, Bruce Hines, ex adepto, ha dichiarato di aver passato ben 6 anni in uno di questi campi.
Tom Cruise e altri adepti sono inoltre al centro di indagini volute dall’Fbi in quanto pare abbiano plagiato alcuni nuovi adepti di umili origini utilizzandoli come manovalanza a basso costo per le proprie necessità, insomma assoldati usando la fede per cinquanta dollari a settimana.

L’unica speranza è che queste indiscrezioni non trovino conferma, in caso contrario non ci sarebbe modo di capire come certe cose, nel 2011, possano ancora accadere.

Valeria Panzeri