Unità, Umberto Bossi si aggiunge ai No: “Il 17 marzo si deve lavorare”


Ancora un altro esponente della politica contro la festa nazionale del 17 marzo: Umberto Bossi afferma: “Si deve lavorare”.

Le celebrazioni per il 150/mo anniversario dell’Unità d’Italia dividono, paradossalmente, deputati e leader: dopo il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, anche il ministro della Semplificazione Normativa, Roberto Carderoli, si era espresso contrario alla chiusura degli uffici. Il ministro per la Difesa, Ignazio La Russa, però, affermava che “la decisione è già stata presa”.

Almeno teoricamente, vista la discussione di questa mattina nella riunione di Governo con lo stesso La Russa e il ministro Meloni, da una parte, e gli esponenti della Lega dall’altra.

“La festa sarà percepita in modo diverso e diversa intensità a seconda dei luoghi”, ha affermato il Senatùr, e a coloro che gli chiedevano se fosse il caso di lasciare aperti gli uffici, il prossimo 17 marzo, ha risposto chiaramente: “Sì, si deve lavorare”.

La riunione ha visto coinvolti, tra gli altri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che ha dichiarato: “Ragioniamo, dobbiamo considerare anche l’opinione espressa da Amato”.

Ci si riferisce al presidente del Comitato dei garanti per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia, Giuliano Amato, il quale si era espresso sulla possibilità di saltare il lavoro: “Mi piacerebbe che la festa fosse celebrata da un’Italia sobria, che lavora e fa l’anniversario piuttosto che un’Italia che se ne va in vacanza. Per i ragazzi è meglio celebrare la festa a scuola piuttosto che a dormire o andare a zonzo. Diciamo la verità, sarebbe stato il primo giorno di un lungo ponte, avremmo celebrato non l’unità d’Italia ma l’unico ponte del 2011, e forse il ricordo del risorgimento sarebbe stato più blando”.

Il premier, preso, come evidente, da ben altre faccende giudiziarie, ha sciolto l’assemblea rinviando a posteriori la decisione definitiva, sottolineando che non si aspettava “tutte queste pressioni da parte di Confindustria e di altre associazioni”.

foto: Emilio Sciaky / Infophoto

Carmine Della Pia