Anche la Gelmini dice no alla festa del 17 marzo

Vacanza sì vacanza no? Il dibattito incentrato sulla celebrazione del 150° anniversario dell‘Unità d’Italia sembra essersi ridotto a questo sminuente interrogativo. Ieri in Cdm si è consumata una discussione quanto mai accesa tesa a decidere se la data del 17 marzo prossimo debba essere indicata come festa nazionale con relativa chiusura di uffici e scuole e saracinesche abbassate anche per le imprese private.

I pareri sono dei più discordanti: a rafforzare il “no” dei leghisti ci ha pensato ieri la responsabile dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini: “La ricorrenza – ha spiegato ai colleghi ministri  – potrà essere celebrata in classe durante l’orario normale dedicando una particolare attenzione a quel momento storico così importante. Un modo per dare più valore a questo appuntamento, altrimenti – ha concluso la Gelmini – si correrebbe il rischio di considerarlo solo un giorno di vacanza in più“.

Un ragionamento assai vicino a quello del leader del Carroccio, il quale ha ieri rimarcato l’inopportunità di fare festa in un periodo di crescita economica così compromessa e rallentata. “Bisogna lavorare – ha tuonato ieri Umberto Bossi – perché il ponte sarebbe pericolosissimo in un momento di crisi come questo e non credo che gli imprenditori sarebbero contenti. E soprattutto – ha aggiunto – la festa sarà percepita in modo diverso a seconda dei luoghi”.

Motivazioni che non hanno affatto convinto la battagliera Giorgia Meloni: “Una nazione non è fatta solo di soldi – ha spiegato ai contestatori della festa – non potete ridurre il 17 marzo ad una festa di serie B. Anche tenere aperte le scuole è sbagliato perché nulla garantisce che in aula – ha notato il ministro della Gioventù – si parli davvero dell’unità d’Italia”.

Alla fine della scoppiettante discussione è stato il responsabile del Lavoro, Maurizio Sacconi a tentare di trovare la sintesi: “La decisione è stata rinviata – ha detto ai cronisti che lo hanno atteso all’uscita del Cdm – ma ne parleremo. Stiamo cercando una soluzione che non pesi sulla crescita economica e allo stesso tempo consenta un’adeguata celebrazione di un evento al quale diamo significato ogni 50 anni”.

Maria Saporito