Apre i battenti il Festival di Berlino: poca Italia, tanti “auteurs”

DA OGGI AL 20 FEBBRAIO, A BERLINO, LA 61° EDIZIONE DEL FESTIVAL DEL CINEMA

In barba agli Oscar, molti lo considerano il festival più autoriale al mondo. Ed è difficile non essere d’accordo, perché il Festival di Berlino da oltre sessant’anni dà ampio spazio al cinema dei grandi maestri come delle giovani promesse; un cinema, quest’ultimo, che alle volte trova poco spazio nelle sale, pur incontrando i favori della critica specializzata. Oggi a Berlino si aprono i battenti della 61° edizione di un Festival che non sembra soffrire di anzianità. Anzi, sembra più giovane e vivo che mai, e quello che è il titolo del film di apertura potrebbe tranquillamente essere usato come aggettivo per definire l’intero Festival: Il grinta (la pellicola dei fratelli Coen, candidata a 10 premi Oscar).

La selezione è stata tutt’altro che lusinghiera per il nostro paese: ben 0 (zero!) le opere selezionate, almeno in concorso. Nella sezione “Panorama”, invece, stupisce e solleva la presenza di Qualunquemente (il film di Giulio Manfredonia e con Antonio Albanese nei panni del suo celeberrimo alter-ego Cetto La Qualunque), Gianni e le donne (opera seconda del Gianni di Gregorio di Pranzo di Ferragosto) e Le quattro volte di Michelangelo Frammartino. Inevitabile poi il tributo al maestro Mario Monicelli: in suo onore ci sarà una proiezione speciale de Il marchese del Grillo.

Per il resto, parlando del concorso, a dominare sono gli Stati Uniti e la Germania, seguiti da Francia, Russia e Inghilterra. Ma da oggi al 20 febbraio, data di chiusura del Festival, saranno anche molte le opere attese presentate in anteprima: curiosità per il Coriolanus di Ralph Fiennes (fuori concorso) e il film W.E. di Madonna, che racconta della relazione tra Re Edoardo VIII del Regno Unito e Wallis Simpson. Occhi puntati anche su Offside, nuovo film del regista iraniano Jafar Panahi, presente anche come giurato, ma solo virtualmente, dopo l’ingiusta condanna inflittagli dal governo di Teheran. In generale si segnala anche una certa attenzione del Festival per il cinema iraniano e alcuni outsider del cinema d’Oriente (Sacrifice di Chen Kaige).

In attesa di sapere chi riceverà il premio da parte della giuria (presieduta dalla nostra Isabella Rossellini), i fortunati che andranno al Festival potranno godersi anche due succosissime anteprime in 3D: parliamo di Cave of Forgotten Dreams, esordio in 3D di Werner Herzog, e di Pina, il documentario a tre dimensioni di Wim Wenders dedicato all’indimenticata ballerina e coreografa tedesca Pina Bausch.

Roberto Del Bove