Croce Rossa dell’Umbria, stato di agitazione a oltranza

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:34

E’ partito da lunedì mattina lo stato di agitazione dei lavoratori della Croce Rossa dell’Umbria contro la decisone assunta a livello unilaterale dall’ente, che ha recesso la convenzione con la Asl. N.2, affidata dietro gara pubblica solo nel febbraio 2009, con scadenza febbraio 2012 e con la ulteriore previsione di un anno di proroga. E’ quanto reso noto dalla Cgil dell’Umbria, che ha parlato “di due anni di lavoro certo che andranno in fumo”.

“Una vicenda assurda”. Così la stessa organizzazione sindacale ha definito la situazione in questione, dove, in una fase di crisi generale e di perdita dell’occupazione come quella attuale, il lavoro, al contrario, c’è ed è anche difficile la programmazione giornaliera dell’attività per la quantità di richieste che pervengono. Nonostante tutto, “si potrebbero, comunque, perdere 33 posti di lavoro, tutti operatori precari che da anni svolgono la loro attività con professionalità e dedizione”.

Dal sindacato mettono, inoltre, in evidenza le condizioni critiche nelle quali, ormai da molto tempo, sono costretti a lavorare gli stessi operatori. Il tutto a causa della carenza di mezzi adeguati a disposizione e per la mancanza di ausili (carrozzine adeguate, etc.). Una situazione, quindi, “che può mettere a repentaglio sia la sicurezza dei lavoratori che degli utenti”.

“E’ necessario un confronto serrato con le istituzioni interessate (Giunta Regionale e C.R.I. Nazionale) – si legge ancora nella nota – che possa garantire la risoluzione delle problematiche e avviare, finalmente, una regolamentazione a livello regionale con linee di indirizzo vincolanti sulla materia dei trasporti sanitari e l’emergenza-urgenza e conseguentemente intraprendere, da subito, un percorso di stabilizzazione per tutti quei lavoratori che da 5/6 anni operano in condizioni di precariato”.

Con il permanere di questa problematica, c’è, dunque, il rischio che i cittadini, con cui si è da tempo instaurato un rapporto di fiducia, “potrebbero non avere più il servizio o comunque vederlo assegnato ad altro ente”.

Per quanto riguarda la mancanza di risorse, dal sindacato sono sicuri che facendo scelte oculate e definendo le priorità se ne possano recuperare: “ad esempio spostando la sede che grava nel bilancio per circa 70.000 euro”.

Dallo stesso sindacato hanno fatto sapere, infine, che “lo stato di agitazione proseguirà fino alla risoluzione del problema e potrebbe prevedere ulteriori forme di mobilitazione e di lotta, non escludendo l’interruzione del trasporto disabili, pur mantenendo, per senso di responsabilità, il trasporto degli utenti dializzati”.

Mauro Sedda

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