Giorno del Ricordo: il mondo della politica celebra i martiri delle Foibe


Il giorno del Ricordo dei martiri delle Foibe è iniziato, quest’anno, con l’annuncio del sindaco di Roma, Gianni Alemanno: “Presto la casa della memoria in zona Eur”.

Per ricordare l’esodo e l’eccidio delle popolazioni giuliano – dalmate, il sindaco della Capitale e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno parlato di memoria, appunto, affinché venga sempre “coltivata”.

Le celebrazioni per la giornata del Ricordo sono iniziate con la deposizione della corona di alloro all’Altare della Patria da parte di Alemanno, felice di annunciare: “Ci siamo impegnati a realizzare la casa della memoria nella zona dell’Eur. Nei prossimi giorni individueremo la sede così finalmente si potrà dare un luogo a queste popolazioni. E’ un atto di arricchimento per tutta la città di Roma e per tutta la comunità nazionale”.

È il settimo giorno del Ricordo, momento importante affinché “tutti gli olocausti, anche quelli meno gravi della Shoah, vengano conosciuti dai giovani, perché si rifiutino tutte le ideologie totalitarie che non hanno rispetto per la persona umana”.

Al Quirinale, Giorgio Napolitano chieda che “la memoria sia coltivata, perché tutti i paesi hanno il dovere di ricordare la propria storia, di non cancellare le tracce delle sofferenze subite”, ma allo stesso tempo, “di non restare ostaggi, né in Italia, né in Slovenia, né in Croazia degli eventi laceranti del passato”.

Assente alle celebrazioni il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. In rappresentanza del governo, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il ministro per la Difesa, Ignazio La Russa.

Il presidente della Repubblica ha poi fatto riferimento al 150/mo anniversario dell’Unità d’Italia, invitando anche ad una maggiore sobrietà affinché l’opinione sulla festa non divida, anziché unire, come nello spirito. Senza specificare le ultime dichiarazioni sugli esponenti del mondo della politica sulle future celebrazioni, Napolitano spera che tutti riescono a vedere “l’appartenenza all’Europa come nuova frontiera e metodo per superare ferite antiche, che non vanno dimenticate, ma non devono più dividere, né essere d’ostacolo”.

Carmine Della Pia