Il tuffo vincente del fumettista architetto

The last dive - Federico Gennari 1.Abbiamo incontrato Federico Gennari, il vincitore della sezione fumetto della seconda edizione del premio Young Station di Montemurlo. La sua breve storia ci ha colpito non solo per la tecnica, ma anche per il soggetto davvero insolito. Abbiamo chiesto al fumettista di raccontarci qualcosa di più sulle sue tavole e sui suoi progetti futuri.

Come nasce The last dive? Quali sono le suggestioni che hanno ispirato questa misteriosa storia?

La scintilla che ha dato vita a The last dive è stata accesa da un piccolo palombarino di plastica che fa da filtro all’acquario dei mie due pesci. Stavo cercando un personaggio anomalo attorno al quale girare la storia e appena ho posato l’occhio su di lui non ho avuto dubbi. Il resto è stato abbastanza semplice. L’abisso quale luogo misterioso e inesplorato non dà limiti alla fantasia. L’unico scoglio da superare era il numero limitato delle tavole a disposizione per raccontare una storia: solo tre. Le idee erano tante, ma avrebbero richiesto un numero maggiore di disegni perchè un’ambientazione subacquea, fluida e pesante, richiedeva a mio avviso tempi di narrazione più dilatati. Il personaggio è molto lento e così anche il procedere degli eventi. Per questo motivo ho deciso di puntare più sulla suggestione delle immagini e del contesto e lasciare il tutto sotto una coltre di mistero e surrealismo, senza definire un vero finale e lasciare poi spazio all’immaginazione dell’osservatore. La figura del palombaro, con lo scafandro classico che noi tutti abbiamo in mente, è ormai scomparsa da anni e per questo molte delle immagini che si trovano sulla rete sono foto d’epoca o vecchi disegni che ritraggono il palombaro in situazioni a dir poco avventurose in lotta con branchi di squali o in compagnia di belle sirene. Sono state proprio queste illustrazioni d’epoca, da libro di fantascienza, a suggerirmi l’utilizzo di un tratto un po’ retrò, sporco e invecchiato dal passagio dei pantoni sulla matita.

Oltre alla figura del palombaro,  popolano le tue tavole una paperella gigante e il celebre profilo dell’astronauta Neil Armstrong. A cosa è dovuto questo cortocircuito tra spazio, abisso e vasca da bagno?

Quando penso ad una storia mi diverto ad inserire oggetti grotteschi, spiazzanti e fuori luogo, come questa paperella da bagno dalle dimensioni sballate. Quest’ultima passa però subito in secondo piano, quando entra in scena il tappo sul fondale. Forse uno scherzo da marinai, forse un’allucinazione, la curiosità spinge l’uomo oltre e la possibilità di svuotare l’oceano con un gesto è l’occasione per cambiare il suo pesante e pericoloso mestiere. Qui il parallelismo è con l’astronauta, simile al palombaro nelle vesti, nelle movenze e in qualche modo nel paesaggio, ma opposto per quanto riguarda i riconoscimenti da eroe che gli vengono attribuiti.  A questo punto le letture possono essere svariate e può anche rientrare, come ha osservato qualcuno, l’ipotesi che sia tutto uno scherzo e che l’uomo sulla luna non ci sia mai stato.

Noto che non c’è una divisone netta in riquadri, ma che spesso i personaggi si espandono nella tavola. Questa costruzione non convenzionale è un qualcosa che ha a che fare anche con la tua attività di architetto?

Sicuramente l’attività di architetto ha contribuito alla realizzazione delle tavole in questo senso. Per realizzare le tavole di un progetto, soprattutto per i concorsi di idee, è indispensabile saper concentrare in poco spazio la maggior quantità di informazioni possibile ed è quindi difficile rispettare dei limiti, dei riquadri, come invece avviene nel fumetto tradizionale. Comunque questà libertà compositiva oggigiorno è tipica di diversi fumettisti e già negli anni quaranta Will Eisner propose questo uso innovativo dei bordi e delle vignette.

Che rapporto c’è tra i tuoi precedenti lavori e The last dive?

Direi nessuno. Soprattutto nella tecnica usata, ma mi piacerebbe disegnare qualcos’altro su questa linea. Ora che ci penso nella maggior parte dei miei disegni c’è qualcosa di  grottesco e i personaggi  sono spesso anomali.

Quali autori di riferimento  hai nella scena fumettistica?

Amo diversi fumettisti, tutti con stili molto eterogenei tra loro, da Frank Miller a Bill Sienkiewicz, Gipi, Mike Allred, Moebius, non potrei elencarli tutti; Inoltre, essendo architetto, sono estremamente attratto dagli scenari fantascientifici che solitamente danno molto spazio all’architettura avveneristica delle città e a tal proposito non posso fare a meno di citare Syd Mead tra i disegnatori che più mi ispirano e più gratificano i miei occhi. Cerco di cogliere un’insegnamento diverso da tutti ed è per questo, forse, che il mio stile cambia in continuazione. Ritengo comunque di essere ancora alla ricerca di un segno che mi rappresenti appieno, pur conservando la mia versatilità.

I personaggi di The last dive sono silenziosi, eppure sono assai eloquenti anche senza nuvolette. Nelle tue storie future pensi di farli parlare?

Come avrai intuito dalle risposte precedenti il mio approccio è soprattutto illustrativo. Non che sottovaluti il testo nei fumetti, ma non essendo un scrittore troppo spigliato ho sempre cercato di ovviare al problema muovendomi per immagini, provando a  rendere i miei soggetti il più espressivi possibile. Tendo a essere sempre molto ermetico nei mie discorsi anche nella vita.  I miei amici ne sanno qualcosa. Ci sono stati comunque casi in cui mi sono cimentato con le “nuvolette parlanti”, ma si trattava di storie tra lo splatter e il demenziale che non hanno nulla a che vedere con questa. E’ mia ferma intenzione ripetere l’esperienza magari con l’aiuto di qualche abile sceneggiatore.

Tu lavori già come architetto, ma hai mai pensato di dedicarti solo al fumetto e vivere di questo?

Assolutamente sì. E tutt’ora la tengo in considerazione. Ho sempre cercato di tenere i piedi su due staffe, ma l’architettura richede molte energie e il tempo libero non basta per improvvisarsi fumettista, almeno per i progetti che vorrei realizzare io. Ultimamente però, anche grazie alle recenti gratificazioni, sto capovolgendo le mie priorità dando più spazio all’illustrazione e ai comix. A breve spero di riuscire a raccogliere tutti i disegni e le storie lasciate a metà per farne qualcosa di proponibile. Comunque spero sempre di trovare il giusto anello di congiunzione tra le mie due passioni, architettura e fumetto, magari concentrandomi  più sulle ambientazioni nelle future storie che disegnerò.

Mario Pagano