Se il Giornale accusa la Dandini di aver usato il metodo Boffo

Sentir parlare Il Giornale di strategie e attacchi mediatici da parte di altre testate e programmi televisivi, con il preciso intento di condizionare il clima politico del nostro Paese, fa un certo effetto. Anche abbastanza esilarante, bisogna ammetterlo.

Il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti è lo stesso che può fregiarsi del titolo di inventore dell’ormai famigerato metodo Boffo, dal nome del primo povero disgraziato a essere finito nel tritacarne della testata di proprietà della famiglia Berlusconi.

Dopo l’ex direttore del quotidiano Avvenire, a diventare oggetto delle cure del tetro Sallusti, e prima di lui di Vittorio Feltri, sono stati Gianfranco Fini, il giudice Mesiano, Emma Marcegaglia, Ilda Boccassini e tanti altri. Tutti colpevoli, in modo diverso, di aver criticato o osteggiato l’operato del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Calzini celesti, presunte omosessualità, minacce di dossier ad hoc: basta davvero poco, secondo la redazione de Il Giornale, per intimare a qualcuno di stare cheto.

Ma il nostro è il paese dei buoi che danno del cornuto agli asini e quindi ci sta anche che d’un tratto ci si risvegli e si diventi esemplari di quel moralismo che cammina a braccetto con l’ipocrisia e un inconscio desiderio di censura.

L’attacco che, oggi, proviene dalle pagine del quotidiano di Sallusti è rivolto al presunto uso demagogico fatto da Serena Dandini nell’ultima puntata del programma Parla con me che voleva mandare in onda la scena finale del film Il Caimano diretto e recitato da Nanni Moretti.

Andrea Indini ha scritto: «La tecnica è sempre la stessa. Usare la Rai come megafono per attaccare il premier Silvio Berlusconi e fare propaganda politica […] anche Serana Dandini ci teneva a dare il proprio contributo per affondare il Caimano».

La scena incriminata tratta «la “celebre” sequenza del processo al Cavaliere che, lanciando il tribunale dopo esser stato condannato a sette anni di carcere, viene acclamato da una piccola folla che, mentre Berlusconi si allontana in macchina, lancia le bombe addosso ai magistrati».

Ciò che sfugge a Indini è che quella scena esiste a tutti gli effetti, è reale nel suo essere finzione. C’è una pellicola, c’è un’opera cinematografica, ci sono stati milioni di spettatori che l’hanno vista e applaudita. Dunque, dove si sarebbe verificato l’attacco mediatico?

Si può essere d’accordo o meno sulla presunta capacità di previsione mostrata da Moretti nel 2006, quando ancora l’ultimo governo Berlusconi era lontano dal nascere, ma è inconcepibile il desiderio che si faccia finta di nulla, come se quel film non fosse mai stato girato.

Occhio non vede, voto elettorale non cambia?

Non ce ne voglia Indini: ecco qui la scena finale del film di Nanni Moretti.

Godetevela.

Simone Olivelli