Stragi ’93, pentito Romeo: Furono un messaggio per Berlusconi

Dieci milioni di vecchie lire per convincere un uomo a compiere quattro stragi, causare la morte di dieci persone, che sarebbero tuttavia potute essere anche molte di più. Una paga “normale” per contribuire a mettere in ginocchio lo Stato e portare il terrore e lo sgomento nei suoi cittadini.

Sono queste le rivelazioni fatte oggi dal pentito di mafia, Pietro Romeo, durante la deposizione fatta nell’ambito del processo contro il boss Francesco Tagliavia, sulle stragi del 1993.

In quell’anno, l’Italia, già presa d’assedio precedentemente dalle stragi siciliane di Capaci, dove morì il giudice Giovanni Falcone, e di via D’Amelio, in cui, poco meno di due mesi dopo, a essere assassinato fu l’altro simbolo della lotta alla mafia, Paolo Borsellino, dovette subire altri quattro attentati, stavolta al centro-nord.

Le bombe scoppiarono tra la fine della primavera e l’estate del ’93, sessanta giorni in cui a saltare in aria fu quello che i siciliani chiamano “il continente”: a Firenze, Milano e poi a Roma, per ben due volte, il tritolo venne utilizzato per inviare un messaggio chiaro: o lo Stato avrebbe acconsentito alle richieste fatte da Cosa Nostra o sarebbe stato soltanto sangue, morte e disperazione.

Sono quegli anni in cui si parla di trattativa tra Stato e mafia, quel periodo – uno dei tanti a dire il vero per l’Italia – dove la nostra storia nazionale è coperta da ombre e ambiguità. I magistrati, oggi, cercano di capire chi fosse l’interlocutore nelle stanze del potere che avrebbe dovuto fare in modo che la vita per i mafiosi diventasse più semplice, a partire dall’abolizione di quel regime di carcere duro previsto dall’articolo 41 bis.

A essere indiziato, stando alle testimonianze di pentiti come Gaspare Spatuzza, è stato più volte Silvio Berlusconi che insieme al braccio destro, Marcello Dell’Utri, già condannato in appello a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa, avrebbero fatto in modo di rassicurare Cosa Nostra sulla disponibilità di venire incontro alle esigenze di quest’ultima.

Pietro Romeo, oggi, ha di nuovo confermato la versione di Spatuzza: «Io prima avevo sempre saputo da Francesco Giuliano di un politico, ma non sapevo chi era. Poi un giorno eravamo io, Francesco Giuliano e Gaspare Spatuzza. Giuliano commentava gli attentati e chiese a Spatuzza ‘Perché li abbiamo fatti, per chi, per Andreotti o Berlusconi?’ e Spatuzza rispose: ‘Per Berlusconi’».

Simone Olivelli