Di Pietro: “Referendum per mandare a casa il Caimano”

Siamo alla resa dei conti finale, e l’ultima parola spetterà, come è giusto che sia in una democrazia, agli elettori. Da solo, Silvio Berlusconi non se ne andrà mai da Palazzo Chigi. Nonostante tutto, è ancora il riparo più sicuro per difendersi dai processi e dalla giustizia. Continuerà a comprare voti in Parlamento per poi fare finta che quella maggioranza di rinnegati e venduti sia una vera maggioranza politica. Continuerà a sprecare il tempo che dovrebbe usare per fare gli interessi del Paese cercando soluzioni sempre più assurde, inventando leggi e leggine sempre più vergognose per salvarsi”.

Dalle righe del suo blog, il leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro torna ad attaccare il presidente del Consiglio. E lancia un appello agli elettori, affinché col voto – quello referendario innanzitutto – possano mandare a casa il ‘Caimano’. E’ l’unico modo per “costringerlo a sloggiare“, spiega l’ex pm.

“Ma anche questo – aggiunge – non sarà facile, perché il Caimano non è stupido. Finché gli è convenuto per mettere paura a parlamentari che si preoccupano solo di mantenere il posto ha minacciato le elezioni, ma adesso che potrebbe ottenerle facilmente si guarda bene dal chiederle, perché sa che le perderebbe”.

“Entro la fine di maggio o gli inizi giugno però – ricorda Di Pietro – gli italiani voteranno lo stesso, perché dovranno necessariamente svolgersi i quattro referendum approvati sia dalla Corte costituzionale che dalla Corte di Cassazione: i due sull’acqua pubblica, quello sul nucleare e quello sul legittimo impedimento. I primi prendono di mira la politica antidemocratica del governo, che vuole togliere ai cittadini il primo bene comune, l’acqua, e il diritto di decidere sulla sicurezza dei territori in cui vivono. Ma il terzo riguarda direttamente il cuore del potere di Silvio Berlusconi, che governa solo per i suoi interessi e non per quelli dei cittadini e che da anni fa solo leggi che servono a difendere la sua impunità”.

“Di questo parla il referendum dell’Italia dei Valori sul legittimo impedimento. E’ un referendum sul diritto di Berlusconi a rimanere al di sopra della legge e di governare per se stesso e non per il popolo. La vera domanda che il nostro quesito pone agli elettori – rimarca il numero uno dell’Idv – è questa: ‘Volete voi continuare a fidarvi del governo Berlusconi, che continua a fare leggi utili soltanto ai suoi interessi e non a quelli della collettività oppure volete cambiarlo?‘. Il referendum sul legittimo impedimento dà ai cittadini la possibilità di fare quello che il parlamento non riesce: mandare a casa Berlusconi, porre fine alla vergogna di questo governo. E’ la via maestra, senza trucchi e senza sotterfugi incomprensibili, per sconfiggere democraticamente questo governo e il corrotto che lo dirige”.

“Il Caimano lo sa, lo teme e non ci vuole una cartomante per prevedere che farà tutto il possibile per evitare che quel referendum vada a buon fine. Cercherà di alzare il solito muro di silenzio e disinformazione e dovremo essere noi a saper informare i cittadini. Ma siccome è abituato a giocare slealmente e a ignorare le regole della democrazia reale – avverte l’esponente dell’opposizione – cercherà anche di votare il più tardi possibile, sperando così che il bel tempo lo aiuti a evitare che si raggiunga il quorum”.

“Sarebbe però assurdo e criminoso sul piano economico raddoppiare le spese elettorali, che sono anche molto alte, separando il voto sui referendum da quello per le amministrative. Le due tornate elettorali possono e devono essere unificate, accorpando il voto referendario con il secondo turno delle amministrative, il 29 maggio. Fare diversamente – spiega Di Pietro – vorrebbe dire non solo aggirare le regole della democrazia, ma anche derubare ancora una volta i cittadini costringendoli a pagare per fare gli interessi del presidente del consiglio. Sta a noi impedirlo, ed è anche per questo, per far sentire al Caimano che la sua onnipotenza è finita e la sua impunità è al tramonto, che bisogna continuare a manifestare e ad opporre una resistenza strenua, in parlamento e nelle piazze, ai suoi tentativi di stravolgere ogni regola pur di salvarsi“.