Electrolux taglia 370 addetti. Panico a Susegana e a Porcia

Electrolux ha comunicato gli esuberi previsti dal piano industriale.

Ieri, a Mestre, Luigi Campello, direttore generale di Electrolux Italia, ha presentato alle organizzazioni sindacali il piano industriale, secondo cui i dipendenti della sede trevigiana di Susegana, dove si producono frigoriferi, diminuiranno di circa 370 lavoratori, scendendo così a 950 unità, e quelli della sede di Porcia, nel pordenonese, dove si producono lavatrici, di circa 210, passando così a 1.200. Ad essi, ancora, vanno anche aggiunti altri cento esuberi in virtù del piano di riorganizzazione iniziato circa due anni fa.

Per i vertici dell’azienda non si è di fronte all’inizio di un declino, visto che è stato anche annunciato un forte piano di investimenti, ma la riduzione del personale è la logica conseguenza di un riposizionamento della multinazionale sul mercato in seguito alla spietata concorrenza proveniente dagli operatori turchi e coreani.

Anche gli stabilimenti in Polonia saranno interessati da operazioni di riduzione del personale, mentre la produzione dei frigoriferi ‘liberi’, quelli cioè tradizionali e meno redditizi che attualmente interessano lo stabilimento di Susegana, sarà probabilmente trasferita ai complessi dell’azienda in Ungheria.

Le macchine da incasso, che riguardano i mobilieri e si inseriscono nel segmento medio-alto, saranno invece quelle sulle quali concentrare la produzione nello stabilimento trevigiano, trattandosi di un settore meno esposto alla concorrenza e quindi più protetto rispetto alla distribuzione al dettaglio su larga scala.

Stessa logica sarà applicata per la produzione di lavatrici a Porcia, dove sarà concentrata tutta la fabbricazione di gamma altissima, compresi i nuovi prodotti.

Per Paolino Barbiero, segretario generale della Cgil di Treviso, “La contrazione del business dell’elettrodomestico bianco oscilla fra il 30% ed il 40% fra tutti i produttori ed è chiaro che il frigorifero classico, quello a libera installazione, in Italia non conviene più farlo. Sul pezzo da incasso c’è possibilità di crescita perché fra i maggiori produttori di cucine ci sono gli industriali del distretto fra Treviso e Pordenone. C’è da chiedersi, tuttavia, fino a quale punto si possa spingere l’innovazione, una volta migliorato il design, in una macchina semplice come un frigorifero”. Barbiero sottolinea anche le conseguenze che le scelte aziendali possono avere sull’indotto: “Non dimentichiamoci che una gran parte del montaggio della componentistica viene affidata a terzi ed è per questo che diventa più complicato cercare di ricollocare gli esuberi, visto che i più anziani sono già stati accompagnati alla pensione con le ristrutturazioni precedenti”.

Il ministro del welfare, Maurizio Sacconi, intanto, ha convocato le parti per un incontro da tenersi nel più breve tempo possibile. “Le proposte discusse – si apprende da una nota di ieri sera – intervengono a breve distanza da precedenti accordi e quindi a maggior ragione richiedono un confronto approfondito per garantire il futuro delle localizzazioni produttive in Italia e dei relativi livelli occupazionali”.

Fim, Fiom e Uilm,  dichiaratisi fin da subito contrari ai licenziamenti, hanno proclamato lo stato di agitazione, riservandosi di avviare, di concerto con le segreterie territoriali e le Rsu, le necessarie iniziative a sostegno della delicata vertenza che si è aperta.

Marco Notari