Fli e la Costituente che scotta

Una tre giorni per stabilire la linea politica e definire i ruoli all’interno del partito. Fli si dà appuntamento a Milano per l‘Assemblea costituente che culminerà con l’intervento di Gianfranco Fini previsto per domenica.

Un appuntamento atteso con smania dai sostenitori del presidente della Camera ma ancor di più dai suoi detrattori, convinti che il movimento generatosi dalla scissione del Pdl sia destinato a naufragare rovinosamente “fagocitato” dall’alleanza stretta con Casini e Rutelli.

Tra i punti focali da affrontare proprio la collocazione politica di Fli, oscillante tra posizioni di destra ereditate dalla vecchia militanza e altalenanti ammiccamenti a sinistra, che hanno fatto ipotizzare un inedito e sbarazzino avvicinamento del partito alla coalizione di centrosinistra.

Ad anticipare un po’ la linea è stato il capogruppo alla Camera, Italo Bocchino: “No alla grande alleanza – ha detto – noi costituiremo il partito della destra moderna, che per sua natura ha l’obiettivo di battere la sinistra alle elezioni. Per noi non c’è nessun margine di alleanza con la sinistra“.

All’interno del partito sarebbero in molti a lamentare la tendenza alla leadership assunta da molti finiani di ferro come lo stesso Bocchino, Briguglio e Granata. Le anime più moderate di Fli, insomma, starebbero chiedendo a Fini di riprendersi quel ruolo di capo che di fatto gli spetta evitando di concedere troppa libertà d’azione (e di comunicazione) ai suoi adepti più oltranzisti.

Ma il presidente della Camera, che verrà eletto presidente di Fli a conclusione dell’Assemblea costituente, sembra essere fermamente intenzionato a rigettare l’incarico per mantenere il ruolo istituzionale che più gli interessa. All’ex aennino non sfugge, infatti, che se decidesse di abdicare a favore della “reggenza ” di Fli rischierebbe di ritornare a occupare un ruolo periferico nello scacchiere politico nazionale dove Pier Ferdinando Casini appare sempre più lanciato nella nomination a capo del movimento terzopolista.

Ma anche altri grattacapi starebbero in questi giorni molestando il leader di Fli, il quale ha dovuto prendere atto del graduale allontanamento di apprezzati intellettuali da sempre vicini alle sue battaglie. Tra questi il professor Alessandro Campi, che ha deciso di disertare la tre giorni milanese, convinto che Fli stia optando per un eccesso di tatticismo e stia favorendo una personalizzazione dello scontro con Berlusconi destinata a rivelarsi dannosa. Non solo, il noto intellettuale ha denunciato anche  l’apparente rinuncia dei finiani al progetto iniziale, ovvero quello di costruire un centrodestra alternativo a quello rappresentato dall’asse Bossi-Berlusconi.

Punture a cui Fabio Granata ha replicato in maniera tranchant: “Premesso che non ci servono intellettuali organici – ha spiegato il finiano – non credo che l’allontanamento di Campi e Ventura da Fini significhi per forza che la cultura italiana stia prendendo le distanze da noi”. “Dicano quel che vogliono – gli ha fatto eco il solito Bocchino – stiamo costruendo un partito, mica un cenacolo”. Tensioni palpabili nelle ore che precedono l’avvio.

Maria Saporito