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Ruby, il Pdl organizza protesta contro toghe rosse. Ma finisce per citare Borrelli

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C’è chi protesta a favore della Costituzione, chi per non vedere l’immagine della donna deturpata dalle gesta di una minoranza del gentil sesso – forse sarebbe meglio dire generoso sesso – e chi invece se la prende con i magistrati, colpevoli di perseguire, e secondo alcuni anche perseguitare, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Oggi, un centinaio di militanti del Popolo della libertà si sono dati appuntamento davanti al palazzo di giustizia di Milano, per inscenare una protesta contro quelle toghe che proprio sembrano non volergliene fare passare una liscia all’inquilino di palazzo Chigi, attualmente indagato nel mega scandalo sessuale nato dal coinvolgimento nella vicenda di una minorenne, Karima El Mahroug, divenuta per tutti semplicemente Ruby.

Per Berlusconi, verso cui i pm milanesi hanno inoltrato la richiesta di rito immediato per i reati di concussione e di prostituzione minorile, quella di oggi è stata una dimostrazione di solidarietà da parte di quello zoccolo duro degli italiani, quella parte che non crede alle intercettazioni e che ritiene non ci sia stato nulla di illegale nell’operato del primo ministro. E che magari, sotto sotto, un pizzico lo invidiano.

La manifestazione di oggi è stata organizzata da Daniela Santanchè e dal coordinamento regionale del partito di Berlusconi.

Numerosi gli striscioni esposti. Si andava dal «Cento processi zero condanne, persecuzione» a quello con su scritto «No alla repubblica giudiziaria».

Ve ne era anche un altro, che riportava la frase: «Silvio devi resistere, resistere, resistere» riprendendo così l’espressione utilizzata, nel 2002, dall’ex magistrato Francesco Saverio Borrelli che durante la cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario concluse la propria relazione dicendo: «Ma ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività “resistere, resistere, resistere” come su una irrinunciabile linea del Piave».

Borrelli, per chi non lo ricordasse, fu uno dei punti di forza della magistratura durante l’era Tangentopoli. Colui che, oggi, i pidiellini hanno citato nel loro slogan, lavorava a fianco di Antonio Di Pietro e di Ilda Boccassini.

Che nel Popolo della libertà ci possa essere una svolta comunista?

Simone Olivelli

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