Berlusconi al Quirinale, duro faccia a faccia con Napolitano

Duro incontro ieri tra Berlusconi e Napolitano, un’ora di confronto teso, accorato, alla presenza di Gianni Letta, dove il premier sfoga  tutta la rabbia accumulata in questi giorni sotto pressione.
Devo potermi difendere, ha detto alzando la voce e assicurando che l’inchiesta della procura di Milano cadrà nel nulla perché non c’è nulla di rilevante penalmente. Poi Berlusconi ha proseguito sostenendo di nuovo l’esistenza di una sorta di complotto che mira solo a fargli lasciare Palazzo Chigi.

Berlusconi non ha alcuna intenzione di difendersi come farebbe chiunque, non si accontenterebbe mai di portare semplicemente in tribunale le prove della propria innocenza, lo sa bene anche Napolitano che non solo nei primi giorni dello scandalo consigliò al premier di chiarire subito con i giudici, ma ieri ha voluto anche ricordare che la Costituzione prevede già un giusto processo per tutti. E che quindi non sono necessari strappi o colpi di mano.

Così Berlusconi non ha potuto fare altro che ingranare marcia indietro.
Ha assicurato che il governo non farà forzature, ma andrà avanti con le riforme anche sul fronte delle giustizia, senza strappi e ricorsi a decretazione d’urgenza, nel rispetto della Carta. In particolare il presidente del Consiglio ha garantito a Napolitano di avere i  numeri in Parlamento per continuare la legislatura e che la maggioranza alla Camera si sta rafforzando.
Berlusconi cerca quindi di rassicurare Napolitano anche sulla tenuta della maggioranza, dopo aver incassato il no alle elezioni della Lega, impegnata a far passare il Federalismo.

Napolitano ascolta però con gelido silenzio il premier, che fino a ieri continuava il suo attacco contro le toghe, contro l’opposizione, arrivando perfino ad accusare la Corte Costituzionale.
E poi c’è lo strappo sul federalismo, il tentativo di farlo passare attraverso un decreto, poi rifiutato dal Capo dello Stato come irricevibile.

Matteo Oliviero