Ferrara: Magistrati inquisitori, in Italia solo moralismo ipocrita

Una volta Roberto Benigni mentre si trovava sul palco del teatro Ariston di Sanremo, nel 2002, ironizzò su Giuliano Ferrara e sulla promessa, poi non mantenuta, di quest’ultimo di lanciare al comico toscano delle uova marce in occasione della sua esibizione. Benigni disse: «Diceva di venire da Roma con uova e verdura, ma quello prima di arrivare a Orte se l’ era già tutta mangiata».

Ecco, Ferrara è uno di quelli che prima si prende le uova promettendole di consegnarle al legittimo destinatario e poi, in barba alla parola data e alle convinzioni pregresse, se le mangia. Un masticatore seriale di uova e pensieri. Retroattivo.

La sua parabola politica la conoscono un po’ tutti: Partito Comunista, Partito Socialista, sostenitore del Pdl, teocon. Ce n’è un po’ per tutti i gusti.

Oggi, Ferrara parla di moralismo, di odio politico e di inquisizione, gettando tutto nello stesso pentolone. Giusto qualche giro di mestolo per fare amalgamare il tutto e poi via, giù tutto d’un fiato.

Dal palco del Teatro dal Verme di Milano, Ferrara torna a parlare di Silvio Berlusconi e del presunto assedio organizzato dai magistrati per abbatterlo, un attacco indiscriminato iniziato già diciassette anni fa, quando l’attuale presidente del Consiglio stava per impegnarsi per la prima volta in politica.

La manifestazione organizzata dal direttore de Il Foglio si intitola: “In mutande ma vivi – Contro il neopuritanesimo ipocrita”. Per l’ex confidente della Cia, i magistrati di oggi sono paragonabili «agli inquisitori spagnoli» e il nostro presente è talmente flagellato da una finta, e politicizzata, riscoperta della morale tale da fargli dichiarare: «Oggi consacriamo Milano al moralismo vero dopo la manifestazione del Palasharp . Nel libro ‘Scritti politici’ Kant scrive: ‘Il capo supremo deve essere giusto per se stesso e tuttavia essere un uomo. Da un legno storto comèè quello di cui l’uomo è fatto non può uscire nulla di interamente diritto’. Questa è l’essenza del liberalismo che i puritani e i moralaggianti robespierristi giacobini non hanno mai capito».

Permettendoci di ricordare a Ferrara che l’umanità del capo supremo kantiano – nella speranza che Berlusconi non reputi lo scritto del filosofo tedesco come un oracolo sulla sua persona – in uno stato democratico, non dovrebbe poter coincidere con la possibilità di pagare una minorenne per farci sesso, non fosse altro perché è un reato penale, e che comunque l’augurio di tutti è semplicemente quello di vedere Berlusconi difendersi, in maniera legittima, davanti alla legge e non raggirandola, ci scusiamo con i lettori qualora fossero stati colti da disturbi intestinali.

Certe cose, purtroppo, non sono facili da digerire.

Simone Olivelli