Scandalo Ruby, nuovo affondo del direttore di ‘Avvenire’: “Fossi donna, domenica sarei in piazza”

Ennesimo attacco del quotidiano ‘Avvenire’ alla condotta del premier Silvio Berlusconi. Questa volta è lo stesso direttore del giornale dei vescovi, Marco Tarquinio, a prendere carta e penna e firmare un editoriale dal titolo ‘Ragioni che premono’. Un editoriale senza veleni, ma non per questo privo di spunti di riflessione. Ne sono oggetto le manifestazioni indette dalle donne per domani a difesa della loro dignità femminile.

”Ebbene sì – scrive Tarquinio – se io fossi una donna, domenica sarei in piazza. Non per politichetta, ma per amore. E per ribellione del cuore e della mente, da credente e da persona libera. Ci sarei per dignità e senso morale. Certo non andrei per lamentare – come più di qualcuna tra le promotrici – che ‘è mancato il passaggio del testimone’ tra le giovani e giovanissime di oggi e le femministe d’antan”.

“Ci sarei – continua il direttore – per dire che non m’interessa un passaggio del testimone, ma ascoltare testimonianze di verità su ciò che è accaduto nel mondo – vogliamo dire nei mondi? – delle donne italiane negli ultimi quarant’anni. Ci sarei con la speranza di ascoltare voci chiare e consapevoli e accenti nuovi e autocritici su una battaglia per la parità uomo-donna che ha dato frutti importanti e dolci, ma anche agri, e che soprattutto – per vederlo basta avere gli occhi – ha paradossalmente prodotto e radicato nella testa di tanta gente d’Italia anche una vasta, sventata e triste ‘pari opportunità’ dell’involgarimento, della libertà declinata sino allo sciupio di sé. Il peggio dei sogni al maschile trasformato in realtà”.

”Potrei chiamarla – spiega Tarquinio – una gratuita perdita di senso e una logica dei sensi a pagamento, anche se temo di sembrare un disco incantato. L’abbiamo scritto così tante volte su queste pagine che ne ho perso il conto. Però c’è tanta di quella verità in questa iperbole amara, in questo lancinante interrogativo morale che insegue e sconfigge pensieri deboli e orgogliose professioni di relativismo, che vale la pena di rifarlo. E allora lascio le parole in pagina, perché se fossi una donna – insiste il direttore del quotidiano della Cei – domenica sarei in piazza, in quella piazza, per ribellarmi non solo e non tanto al reato ancora da provare in giudizio di un uomo potente e, come lui stesso dice di sé, ‘qualche volta peccatore’, ma alla reclame dell’escortismo che è certa ed è provata e che sta appestando i giornali e ci appesta la vita. Ci sarei per protestare contro la cartellonistica cialtrona che infesta le vie delle nostre città e contro la televisione sconciata e scosciata del velinismo e dei reality guardoni”.

Raffaele Emiliano