Unità d’Italia, spaccati anche i sindacati

Non si placano le polemiche in merito alla ricorrenza del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, con la Lega Nord che continua a premere affinché gli uffici pubblici restino aperti il 17 marzo, la data indicata per la festa.

Per il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli la legge istitutiva della festa del 17 marzo manca della copertura finanziaria, secondo quanto emerso dal parere della commissione Bilancio di Montecitorio e dalla relazione della Ragioneria generale dello Stato. Pertanto, spiega Calderoli, ”è evidente che o il 17 di marzo andiamo tutti a lavorare oppure la legge in oggetto è priva di copertura ed è quindi incostituzionale ex articolo 81 della Costituzione”.

”Come ho già spiegato nei giorni scorsi – dichiara il Ministro – sono e resto contrario al fatto che l’attribuzione delle caratteristiche di festività nazionale, conferita alla data del 17 di marzo, comporti la chiusura di molti uffici pubblici, per le ragioni che ho già spiegato ovvero che in un periodo di crisi come quello attuale non mi pare opportuno caricarsi dei costi di una giornata festiva che avrebbe sicuramente ricadute sul settore privato, oltre alle possibilità di estendersi ad un ‘ponte’ che si verrebbero a creare conseguentemente”.

”E ribadisco – continua ancora l’esponente leghista- che un evento significativo quale il 150esimo dell’Unità d’Italia può essere celebrato degnamente lavorando o andando a scuola e non restando a casa. A riguardo, comunque, ritengo sia utile che tutti vadano a leggersi il parere espresso in proposito dalla commissione Bilancio della Camera dei deputati in relazione alla conversione del decreto legge n.64 del 2010, dove si esprime parere favorevole ma con un’unica osservazione dove è scritto: ‘Si valuti l’opportunità di precisare che la festa nazionale per la celebrazione del 150° anniversario della proclamazione dell’Unità d’Italia non determina gli effetti civili di cui alla legge n.260 del 1949 e che di ciò occorre tenere conto in sede di adozione del decreto del presidente del Consiglio dei ministri di cui al comma 3 dell’articolo 7 bis”’.

A Calderoli danno ragione Confindustria, Rete imprese Italia, Confapi, Confcooperative, Cisl, Uil e Ugl, che ieri in una nota unitaria (non firmata dalla Cgil) hanno assunto un “impegno formale” affinché le celebrazioni previste per il 17 marzo si svolgano sui luoghi di lavoro. “I firmatari del presente comunicato – si legge nella nota – assumono oggi l’impegno a dare il massimo contributo affinché la ricorrenza del 17 marzo sia vissuta con autentico e orgoglioso senso di partecipazione. A tal fine verrà messa in atto ogni forma di collaborazione con le pubbliche istituzioni per organizzare nei luoghi di lavoro momenti di celebrazione e di aggregazione attorno alla bandiera nazionale e ai fondamentali valori che essa rappresenta”, è scritto nel comunicato.

”La Lega insiste perché il prossimo 17 marzo si lavori solo per ‘svalutare’ il 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia, del resto non potrebbe essere altrimenti da partito che all’articolo 1 del suo statuto afferma di avere ‘per finalità il conseguimento dell’indipendenza della Padania”’, attacca il capogruppo dell’Italia dei Valori al Senato, Felice Belisario.

”Quella della crisi – aggiunge – è solo una scusa che i vertici della Lega usano in maniera propagandista per dare un contentino alla base del partito, delusa e arrabbiata per il fallimento sul federalismo. Calderoli farebbe però bene a ricordare che è un ministro della Repubblica e che come tale rappresenta tutto il Paese, la smetta perciò con questi ripetuti e offensivi tentativi di sminuire il valore dell’Unità d’Italia”.

Ma neppure maggioranza e governo risultano essere compatti in merito alla questione. Alla decisione del ministro Gelmini di tenere le scuole aperte, ha replicato il presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, la quale ha annunciato che il 17 marzo gli istituti scolastici del Lazio rimarranno chiusi. ”Oggi ho posto la questione all’attenzione della Giunta – ha spiegato – che ha condiviso la decisione di chiudere gli istituti scolastici. La giornata del 17 marzo potrà essere l’occasione per gli studenti di partecipare alle celebrazioni che si svolgeranno per festeggiare i 150 anni dell’Italia unita, per cui anche la Regione Lazio è impegnata a contribuire. A questo proposito – ha aggiunto – gli assessorati regionali alla Scuola e alla Cultura organizzeranno per la giornata del 17 marzo eventi in tutte le cinque province del Lazio, per consentire agli studenti di poter ulteriormente approfondire i temi legati all’Unità d’Italia”. ”Questo anniversario è particolarmente importante – ha insistito la Polverini – anche alla luce del delicato passaggio che il Paese sta compiendo verso il federalismo, per rafforzare e promuovere soprattutto tra i giovani i valori dell’Unità d’Italia”.

Solidale con la scelta della Polverini di chiudere le scuole nella giornata del 17 marzo è il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni: ”Quella della presidente Polverini – dice – è una scelta importante e dal grande significato: sono felice che ai giovani del Lazio venga data la possibilità di celebrare adeguatamente la festa dell’Unita’ d’Italia”.

”Il 17 marzo è la nostra ricorrenza più unificante, la festa di tutti gli italiani – prosegue il ministro della Gioventù – e noi dobbiamo festeggiare per ricordarci che una Nazione è prima di tutto una scelta e una somma di sacrifici. Per ricordarci che c’è una Patria che va difesa, e che qualcuno ha costruito prima di noi a costo di rinunce, a volte a costo della propria libertà o della propria stessa vita”.

Apprezzamenti al governatore della Regione Lazio giungono anche dal presidente della Provincia di Roma, Nicola Zingaretti, secondo il quale ”è senz’altro positiva la decisione della Regione Lazio di dare un segnale sull’Unità d’Italia annunciando la chiusura delle scuole per il 17 marzo. Non solo è giusto, ma spero che sia di esempio: ritengo indispensabile che la stessa decisione venga ora assunta, su impulso del Ministro competente, in tutte le altre Regioni del nostro Paese, altrimenti si genera solo caos e incertezza”.

”Solo questo Governo paralizzato e incapace di decidere – conclude Zingaretti – può immaginare di ridurre la Festa della Nazione a una questione locale, una festa a doppia o tripla velocità, per non scontentare nessuno e adattare il senso della Patria alle esigenze di questa o quella maggioranza”.

Duro nei confronti della presa di posizione leghista in merito alla celebrazione del 17 marzo è anche il quotidiano ‘Avvenire‘, secondo cui “sarebbe surreale trovarci davanti a una festività soppressa all’atto di essere istituita”.  “Non si riuscirebbe davvero a comprendere più – si legge sul quotidiano cattolico- il senso residuo di una festività, straordinaria per la sua unicità e tuttavia dimezzata nel suo svolgimento”. “Se il messaggio che si vuole trasmettere al Paese è di fermarsi , per un solo giorno nella vita di questa generazione, a considerare la strada fatta e a meditare sul cammino che ancora ci attende per cementare meglio la costruzione risorgimentale, quale contributo può venire da una sosta solo accennata o limitata a simbolici spot seminati nel tran tran quotidiano?”, è la domanda che si pone ‘Avvenire’.

Sulla polemica interviene anche il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che, intervistato da ‘La Stampa’, dichiara: “Da presidente del comitato dei festeggiamenti di Italia 150, dico: non prendiamoci per i fondelli. O il governo mantiene la festa nazionale che ha proclamato per giovedì 17 marzo – con scuole, fabbriche e uffici chiusi – oppure lasciamo perdere, ridimensioniamo tutto. Perché spendere una barcata di soldi per una giornata come le altre?”. Sarebbe, aggiunge Chiamparino, “una festa in tono minore, come la Giornata delle foibe o della memoria. Però poi non lamentiamoci se gli italiani non mettono le bandiere ai balconi. Per far sentire l’eccezionalità di un evento non può bastare un’assemblea a scuola. La lezione di storia… Se lo immagina l’entusiasmo dei ragazzi? La festa in un giorno in cui non si è mai festeggiato è un elemento di socialità, di comunità. Anche una nazione laica ha bisogno di riti e di miti. Altrimenti la secolarizzazione uccide qualsiasi cosa”. Chiamparino commenta, dunque, “il rifiuto di festeggiare del presidente della Provincia di Bolzano”, definendolo “un gesto parasecessionista che urla vendetta. Lo sa che di tutte le eccedenze prodotte dal Nord, più del 40% finisce alle Regioni a Statuto Speciale? Prendono i soldi dall’Italia e fanno i Radetzky. Vadano con gli austriaci, allora”.

Raffaele Emiliano