Fini a Berlusconi: Se ci dimettessimo faremmo una splendida figura

ULTIMO AGGIORNAMENTO 20:15

Un guanto di sfida degno del miglior western americano o l’ennesimo atto di personalizzazione interno alla politica italiana?

A giudicarlo sarà il pubblico, specialmente quella parte di esso che si riconosce nelle figure di Gianfranco Fini, leader di Fli e presidente della Camera, e di Silvio Berlusconi, presidente del Consiglio e quello che in questa storia veste i panni del tradito.

Quello che per ora rimangono sono le parole del primo, finalmente pronunciatosi anche sulla questione della presunta incompatibilità tra il ruolo rivestito a Montecitorio e quello che, fino a oggi, gli ha riconosciuto il suo partito. L’ex alleato di Berlusconi, alla Fiera di Milano, ha dichiarato: «Serve un soggetto politico organizzato, per diventare realtà ciò che si è deciso e stabilire un contatto con le ansie e le paure della società. Io non posso esercitare il ruolo politico di presidente di Fli e quello istituzionale di presidente della Camera. Quindi mi autosospendo».

E poi richiamandosi al passato di Alleanza Nazionale: «Deve essere chiaro che il partito va organizzato, non si ripetono gli errori del passato, ci vuole una governance definita e non alchimie in cui si rintroducono i peggiori difetti di An. Non sono pensabili aggiustamenti, bilancini, composizioni e paralisi».

Ma le parole che hanno colpito di più sono quelle che Fini ha rivolto all’indirizzo di Silvio Berlusconi, il suo ormai dichiarato rivale all’interno del centrodestra e di un sistema politico che sembra in procinto di prendere le distanze dal bipolarismo tanto decantato negli ultimi anni: «Se si è interrotto quel patto e sono venute meno le condizioni di allora, faremmo entrambi una splendita figura se ci si dimettesse per consentire così agli italiani di esprimere con il voto la loro sovranità popolare».

Silvio Berlusconi raccoglierà la sfida?

Nei western in genere succede che…

S. O.