Fini chiude l’assemblea costituente di Fli

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:53

Fini ha concluso l’assemblea costituente di Futuro e Libertà con una lunga sfida a Berlusconi.
C’è un piccolo miracolo che si è tradotto con questa assemblea. E che arriva dopo lo scetticismo di molti ed il travaglio interiore iniziati con il percorso intraprese il 29 luglio e cioè con la nostra estromissione dal Pdl, ha detto Fini aprendo il suo discorso.
Il presidente della Camera prende spunto dall’appello ad abbassare i toni lanciato dal presidente della Repubblica. No alla scorciatoia per una deriva plebiscitaria, ci sono le regole della Costituzione. Non si può richiamare a ogni piè sospinto la sovranità popolare, neppure se si è eletti con il 99,9% dei consensi, e dimenticare che non ci si può considerare al di sopra della legge e coperti da un’assoluta impunità“.

Berlusconi ha la sua maggioranza, è in grado di andare avanti, dobbiamo prendere atto della sconfitta del 14 dicembre. Non è attendendo l’esito dei processi che si supera Berlusconi o lo si archivia, ma agendo nella società italiana. Dimissioni? Non illudiamoci, Berlusconi non si dimette e la differenza con me è che se non sta a palazzo Chigi ha qualche problema che non ho io se mi dimetto da presidente della Camera.

Sulla giustizia è chiaro.
Se il Capo dello Stato ha chiesto di abbassare i toni lo ha fatto perché credo che sia evidente che se vogliamo evitare un corto circuito tra le istituzioni non possiamo commettere l’errore di alzare i muri. Se i ministri della Repubblica dicono che i primi che devono abbassare i toni sono i magistrati è di tutta evidenza che c’è un approccio che non può portare ad alcun tipo di raffreddamento. La politica non può attaccare frontalmente la magistratura arrivando a fare comunicati presi pari pari dalla storia più drammatica della storia italiana. Così si vuole aizzare lo scontro. I magistrati non fanno comunicati, fanno indagini e se sbagliano pagano.

Siamo diventati lo zimbello del mondo occidentale per certi comportamenti, dice Fini riferito al caso Ruby.
Non è moralismo, retorica, demagogia, dire che ai nostri figli non possiamo soltanto insegnare che conta quanto guadagni, se riesci a farla franca, se qualcuno ti aiuta a non pagare dazio. Non è moralismo dire che non tutto è denaro ma bisogna impegnarsi con il lavoro, con il sacrificio, senza scorciatoie. Non si può prescindere dal dovere di far coincidere con la politica l’etica.

Matteo Oliviero