Immigrati, Maroni attacca le Procure: ne penso tutto il male possibile

Il ministro degli Interni, Roberto Maroni, è tornato a parlare sulla questione degli sbarchi dei clandestini sull’isola siciliana di Lampedusa.

Intervistato dal Tg5, nell’edizione delle ore 13, Maroni rinnovando la preoccupazione per le conseguenze che questi continui flussi migratori potrebbero avere, a suo dire, attacca senza mezzi termini diverse procure italiane: «Alcune procure stanno applicando una direttiva Ue che rende di fatto inefficaci i fermi dei clandestini da parte delle forze dell’ordine. Personalmente ne penso tutto il male possibile. Per questo sto preparando un provvedimento urgente per dare interpretazione corretta a questa direttiva che non è quella che stanno dando alcune procure».

Il capo del Viminale si è detto pronto anche a fare esplicita richiesta al governo tunisino affinché dia la possibilità alle forze italiane di gestire la situazione: «Chiederò al ministro degli esteri tunisino l’autorizzazione per i nostri contingenti ad intervenire in Tunisia per bloccare i flussi: il sistema tunisino è al collasso».

Come era prevedibile, l’ondata di sbarchi di migranti proveniente dalla parte settentrionale dell’Africa è interpretabile come diretta conseguenza delle crisi politiche che hanno colpito diverse paesi africani, nelle ultime settimane, e su tutte la Tunisia dell’ex dittatore Ben Alì.

Ma all’indirizzo di Maroni sono iniziate ad arrivare le prime critiche, alcune anche molto aspre, come nel caso dei senatori del Partito Democratico, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante, che hanno dichiarato di avere l’intenzione di denunciare il ministro degli Interni: «Alle prese con una emergenza umanitaria di enormi dimensioni, il Ministro, per giustificare la sua inazione sugli sbarchi a Lampedusa, cerca goffamente di scaricare la colpa sul resto d’Europa. Il suo atteggiamento, inaccettabile moralmente, si configura anche come una violazione della legge. Per questo motivo presenteremo un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare una gravissima e clamorosa omissione di soccorso».

S. O.