La stampa del premier feroce con Napolitano. “Sta con i pm”

Non sono passate nemmeno ventiquattro ore dall’avvertimento lanciato da Napolitano sullo scontro istituzionale in atto, che è già in prima pagina sui principali giornali vicini al premier, Libero e il Giornale.

Napolitano proprio ieri aveva ribadito la necessità di evitare rotture, scontri istituzionali minacciando anche un probabile scioglimento delle Camere.
Ma com’è già accaduto ad altri, la Marcegaglia che criticò la politica economica del governo, Fini che ha fondato un partito nuovo alternativo al Pdl,  Boffo che giudicò i comportamenti del premier, il giudice Mesiano che doveva pronunciarci sulla sentenza Mediaset, la Boccassini che sta accusando il premier nel processo di Milano, chi muove critica al governo è destinato alla prima pagina.

Inizia Libero, il quotidiano capitanato dal duo BelPietro Feltri, in questi giorni al centro di una bufera a seguito della multa dell’Agcom che lo ha condannato a risarcire dei finanziamenti pubblici ricevuti che non gli spettavano, (circa 7 milioni di euro).
Libero
parla di un presidente della Repubblica che minaccia il Cavaliere.
Per il direttore Maurizio Belpietro l’inquilino del Quirinale si è schierato con il cavallo che giudica vincente: i magistrati. Compiendo l’ultimo errore di una carriera che ne è piena.
E così ecco ritirare fuori i fatti dell’Ungheria del 1956 e Tangentopoli. Considerando la salita al Colle come un puro caso.
Secondo Belpietro, insomma, le parole di Napolitano sono il preannuncio di un colpo di  mano  di una classe politica vecchia e arrogante che nella vita le ha sbagliate tutte ma non si è ancora rassegnata a cedere il potere.   

Non da meno il Giornale.
Napolitano è entrato a gamba tesa su Berlusconi, il comportamento di Napolitano ricorda quello di Scalfaro. Mentre a parole si dichiara equidistante e sopra le parti, nei fatti ieri si è schierato dalle parte delle Procure che da anni hanno scatenato nei confronti del premier una caccia all’uomo mai vista con finalità che sfiorano l’eversione. Davanti alle rimostranze del premier, il capo dello Stato ha saputo solo consigliare di abbassare i toni e farsi processare.

Matteo Oliviero