Sonnambulismo, si trasmette di padre in figlio

Il sonnambulismo è ereditario, nel 50 % dei casi si trasmetterebbe di padre in figlio a causa di un “gene difettoso“.

A scoprire questa particolare variazione del DNA, responsabile di tale imbarazzante e talvolta pericolosa malattia del sonno, è una ricerca della Washington University School of Medicine (USA), diretta dalla dottoressa Christina Gurnett e pubblicata su “Neurology”.

Gli studiosi hanno esaminato il codice genetico di un’intera famiglia di sonnambuli in cui il disturbo si è tramandato per 4 generazioni. Su 22 parenti il disturbo interessava 9 persone, con diversi gradi di pesantezza: da uno zio che indossava 4 paia di calzini da notte, ad individui che avevano riportato contusioni e fratture in seguito ad escursioni notturne. Tra tutti, il caso più evidente era quello di Hannah, sonnambula dodicenne che usciva di casa tutte le notti.

Analizzando dei campioni di saliva, i ricercatori hanno notato che il disturbo era comune nelle persone con un difetto a livello del cromosoma 20, tramandato tra i membri della famiglia presa in esame.  Non solo, hanno visto che il familiare con la modificazione genetica ha il 50% delle possibilità di trasmetterla ai suoi figli.

Anche se i geni coinvolti devono essere ancora identificati con precisione – sono i tutto 28 i geni sotto osservazione – gli studiosi sono certi che la base genetica del sonnambulismo si trovi sul segmento del cromosoma 20 e che, in particolare, sia coinvolto un gene già noto: l’adenosina deaminasi, già conosciuto per essere legato al sonno ad onde lente tipico del sonnambulismo.  Spiega la dottoressa Gurnett: “Non sappiamo ancora quali dei geni presenti in questa regione sul cromosoma 20 sono responsabili del disturbo. Scoprirli ci potrebbe aiutare a identificare e trattare questa condizione”.

Gli esperti sperano che continuando su questa ricerca sia possibile mettere a punto dei trattamenti innovativi. Il sonnambulismo colpisce un bambino su 10, mentre l’incidenza tende a diminuire nell’età adulta dove è pari ad 1 su 50. In Italia interessa l’1 – 2% della popolazione infantile e lo 0,2 – 0,3% di quella adulta. Chi ne soffre compie, durante il sonno, dei movimenti automatici, come camminare, vestirsi, uscire di casa e magari scendere in strada, tutto rimanendo in uno stato di incoscienza e senza che la persona ricordi nulla al suo risveglio. Allo stato attuale si sa poco sulle cause, anche se stress e fatica eccessiva sono considerati fattori scatenanti.

Adriana Ruggeri