Gelmini e Brambilla: Le donne ieri in piazza non ci rappresentano

Ieri, nelle piazze italiane, milioni di persone hanno manifestato contro la trasformazione del corpo femminile in merce di scambio per ottenere il successo, soldi e secondo qualcuno anche qualche candidatura elettorale.

Al centro delle contestazioni il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ritenuto colpevole di abusare della propria posizione di potere per i propri vizi privati ma dalle conseguenze pubbliche e collettive: dell’Italia, all’estero se ne parla come del paese il cui primo ministro pare dilettarsi in festini a base di droga e carezze a pagamento.

Accuse che sono valse a Berlusconi anche un’inchiesta giudiziaria dove viene sospettato di prostituzione minorile per la vicenda dell’allora diciassettenne Karima El Mahroug, conosciuta dai più come Ruby Rubacuori.

Ieri alcuni hanno portato in piazza cartelloni con su scritto frasi come «Berlusconi tu ci ruby il futuro», ma oggi c’è anche chi, pur appartenendo al gentil sesso, la pensa diversamente e non le manda a dire a quelle donne che già lo stesso leader del Pdl ha giudicato come «persone strumentalizzate dalla Sinistra».

Ad alzare la voce sono state il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, e quello del Turismo, Michela Vittoria Brambilla.

Per la Gelmini, negli scorsi mesi aspramente criticata da milioni di studenti per le riforme della scuola e dell’università, quella di ieri «si è trattata di un’iniziativa nata e cresciuta nei salotti della cultura e del cinema. Quelli scesi in piazza mi paiono simili al popolo viola, io questa indignazione nei confronti di Berlusconi nel paese non la colgo affatto. Le preoccupazioni dei cittadini sono altre, vogliono sapere semmai quanto devono aspettare per un posto letto in ospedale o quale scuola sia migliore per i figli. La sinistra farebbe bene a occuparsi di questo e lasciar perdere l’antiberlusconismo».

Per la rossa, soltanto di chioma, Brambilla invece «la dignità che la diamo da sole. Sia che scegliamo di declinarla nel mondo del lavoro, sia crescendo i nostri figli». E facendo riferimento alle donne scese ieri in piazza, ha dichiarato: «Non confondiamo un gruppo di donne fortemente politicizzate con tutte le donne italiane, che certamente esse non rappresentano e che, oltretutto, non hanno chiesto loro di farlo. Come donna e madre, ancorché ministro della Repubblica, rivendico la mia totale non adesione a questa passerella».

S. O.